Draghi dixit, quando ancora non era stato insignito della carica di presidente del Consiglio, che non bisognava confondere debito buono e debito cattivo. Non ci voleva l’esperienza della Bce per arrivare a capire che un conto é far debito per gli investimenti che creano Pil e un altro far debito per la parte corrente che crea solo disavanzo. Solo la burocrazia europea li confondeva emanando stupidi e autolesionisti patti di stabilità. Il bonus del 110 per cento già ridotto al 90, assieme agli altri, quello al 90 ridotto al 60 per le facciate, quello al 50 per acquisti domestici e anche molto altro (c’é un bonus terremoto, una per caldaia, uno per gli elettrodomestici, uno per le tende d’arredamento, uno perfino per le zanzariere) ha avuto il merito di rilanciare l’edilizia, di produrre lavoro e di sviluppare l’economia. Gli altri, una miriade, legati all’emergenza (per chi si sposa, per chi fa figli, per i padri separati, per pensionati, per l’attività fisica, per la cultura, perfino per gli animali domestici) sono solo in parte già stati soppressi, ma fino alla finanziaria 2023 erano pienamente in vigore. L’anno trascorso si é chiuso con un Pil aumentato del 3,9 e se quest’anno le previsioni sono tutte orientate a superare lo 0,8 previsto, un bel contributo é certo stato recato da questi provvedimenti. Certo la spesa per lo stato é stata ingente e ammonta per il solo superbonus a oltre 71 miliardi di euro da gennaio 2022 a gennaio 2023. Il debito é stabilmente superiore al 170 del Pil. Dunque cresce il Pil senza che cali il debito, e ciò significa che parte del Pil é sulle spalle dello Stato. In una situazione d’emergenza questa scelta é necessaria, ma in una situazione di normalità si può rivelare pericolosa. Se i bonus edilizi costano a ogni cittadino 2mila euro, anche a quelli che non li utilizzano, l’aumento della crescita va a danno di tutti gli italiani e li divide. L’intervento del governo qualche ragione ce l’ha a patto che: innanzitutto vengano sbloccati i 50miliardi non ancora corrisposti a banche e imprese, e che si salvaguardino i lavori in corso e i progetti già approvati con le regole in vigore. Se ciò non fosse sarebbe un guaio non solo per le imprese e le famiglie, ma anche per lo stato chiamato a dover rispondere a centinaia di migliaia di ricorsi assolutamente giustificati. Vedremo come questa partita andrà a finire, dopo le obiezioni avanzate da Forza Italia. Se la riforma dovesse solo impedire la cessione del credito per i progetti futuri mantenendo le detrazioni fiscali é un conto, se dovesse intervenire a gamba tesa sui progetti in corso o addirittura ristrutturare il mancato pagamento delle opere, sarebbe una scelta di intervento invero cattiva su un debito buono, o presunto tale. Con conseguenze inimmaginabili per le imprese e per i lavoratori.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.

1 commento
È di oggi che il superbonus varrà solo per i non abbienti…
Come se i non abbienti avessero i soldi per fare investimenti…
Un ennesimo regalo…
Agli evasori fiscali che denunciano redditi “da non abbienti”…
Ma tali non sono…
Quando parliamo di debito pubblico in emergenza…
Parlare di lotta all’evasione fiscale…
Mai eh?…