di Salvatore Sechi
Nelle pagine che seguono intendo sostenere che:
- la strage di Bologna del 2 agosto 1980, insieme a quella precedente (27 giugno) presso Ustica, è inserita in un contesto di terrorismo internazionale. A guidarlo furono la primula rossa Carlos (il venezuelano Ilich Ramírez Sánchez), il Fronte Popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) e il colonnello libico M. Gheddafi;
- già prima del 2025 la documentazione era disponibile, cioè accessibile, ai giudici inquirenti e giudicanti del tribunale di Bologna;
- ne hanno fornito un’illustrazione gli studiosi Gabriele Paradisi, G.Paolo Pelizzaro,François de Quengo de Tonquédec (Dossier strage di Bologna. Giraldi editore, Bologna 2010), Lorenza Pozzi Cavallo (Strategia globale e Difesa della pace 1970-1980. Terrorismo e disinformazione in Italia, Paola Caramella editore, Torino 2024) [1], uno storico documentarista del Senato come Vladimiro Satta e un ricercatore sui fondi archivistici dei servizi segreti dell’Europa orientale, Nicola Guerra.In comune tutti questi personaggi hanno una caratteristica: nessuno di essi è stato ritenuto degno di essere “ascoltato” dai giudici di Bologna, mentre lo sono stati, invece, anche ex giornalisti de l’Unità, addirittura avvocati di parte civile;
- pertanto, la tesi dominante in tutte le sentenze emesse negli ultimi 45 anni dai tribunali felsinei sulla responsabilità di un gruppo terroristico neofascista legato alla loggia neo-massonica P2 di Licio Gelli ed altri compari, ha una valenza in prevalenza indiziaria ed ideologica. Appartiene, in altre parole, alla saggistica sul fantastico mondo dei complotti, ma risulta in grande parte destituita di fondamento.
Una faglia separa documenti, studi e indagini (anche giudiziarie) relativi al contesto storico dello stragismo (gli anni di piombo 1969-1974, cioè da piazza Fontana all’Italicus) dall’accertamento dell’identità di mandanti, finanziatori ed autori della spaventosa carneficina compiuta a Bologna la mattina del 2 agosto 1980. Magistrati inquirenti e giudicanti in questi 45 anni hanno riproposto l’esistenza di un unico grande piano preordinato. È l’immagine del “complottismo” che si sarebbe sviluppato nell’arco di un decennio. Dal 12 dicembre 1969 al 2 agosto 1980.
Lo si è voluto chiamare “strategia della tensione”. Si è così assecondato il vezzo terminologico invalso nelle scritture non solo dei giornalisti e di alcuni storici. Una variante è quello di “matrice neo-fascista”. È stato formulato da Giovanni Bianconi, ma secondo lo stesso autore lascia, però, aperti molti dubbi sui colpevoli.[i]
Essendo questi termini incongrui, a ragione una studiosa italo-francese dell’atlantismo, Lorenza Cavallo, ha inteso puntualizzare che la “strategia stragista atlantica” che gli inquirenti attribuiscono arbitrariamente alla Nato non ha alcun riscontro nella documentazione archivistica oggi accessibile. In particolare con il “reperto chiave” come viene definito dai giudici, cioè il Field Manual 30-31B dell’Esercito Usa di 12 pagine. E’ stato ritrovato in copia nella valigia della figlia di Gelli nel luglio 1981 insieme alla copia dell’autentico Field Manual 30-31 di 158 pagine mai stato segreto. Ritenuto apocrifo dall’autrice e dal Congresso Usa nel 1980, era stato fabbricato dai sovietici e diffuso in una ventina di paesi.4
Accreditando l’esistenza di una collaborazione dei servizi segreti e di organi militari degli Stati Uniti con la campagna di destra, il potere giudiziario ha finito per svolgere un’azione di vero e proprio collateralismo a favore della politica e in particolare di un partito. Il costo, e i danni, sono stati enormi.
Si è, infatti, contribuito a ledere l’indipendenza dei giudici e a indebolire nei cittadini la già scarsissima fiducia nella certezza del diritto.
I cultori dello “stragismo atlantico”, di concerto con “i giudici estensori delle motivazioni sulla strage di Bologna, trattano l’Alleanza atlantica come un movimento terrorista e occulto non come un organismo ‘cemento’ del blocco occidentale, che ha prodotto documenti, organizzato riunioni, affrontato dibattiti anche conflittuali all’interno della stessa Alleanza e preso decisioni di rilevanza politico-strategica”.[ii]
Il contesto eluso: il terrorismo internazionale
Il deficit di analisi più sintomatico della volontà di non andare a fondo risiede nella mancata percezione del contesto internazionale del sovversivismo in cui la strage di Bologna andava inquadrata. I magistrati, seguendo le facezie storiografiche del rappresentante dei parenti delle vittime, hanno banalizzato l’importanza del “revisionismo” storico.
In realtà esso andava non demonizzato e svilito,ma invece applicato proprio alle stragi che hanno insanguinato l’Europa nel 1980: Bologna il 2 agosto, l’Oktoberfest a Monaco di Baviera il 26 settembre e il 3 ottobre Parigi presso la sinagoga in rue Copernic.
In tutti e tre questi episodi, inizialmente a prevalere fu quanto in Italia dura tuttora, cioè l’attribuzione ad una matrice neo-fascista o neo-nazista (magari infiltrato da Gladio, Stasi e Olp, come il gruppo Hoffman, responsabile della strage all’Oktoberfest).
Purtroppo non si è tenuto conto di quanto la primula rossa Carlos, proprio pronunciandosi su Bologna, ha cercato di evidenziare, vale a dire la dimensione internazionale del terrorismo. Non ci si è così resi conto di quel che rivelava la consultazione delle carte riservate dei paesi dell’Europa dell’Est, in particolare della Bulgaria.[iii]
Secondo il file Operation Bobcats, Carlos avrebbe operato con figure come Abu Nidal (Sabri al-Banna) e Abu Ayad (Salah Khalaf) ricevendo sensibili aiuti finanziari e militari. Diversi incontri segreti avvennero a Sofia con leader e funzionari di gruppi del radicalismo palestinese tra i quali figurano: Nayef Hawatmeh (Fdlp, Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina), George Habbash (Fplp, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), Wadie Haddad (Fplp-Operazioni speciali), Ahmed Jibril (Fplp-Comando Generale), Khalil al-Wazir o Abu Jihad (al-Fatah), Muhammad Zaydan o Abu Abbas (Flp, Fronte per la Liberazione della Palestina).
Alcuni di questi ebbero rapporti confidenziali con le autorità politiche bulgare, mentre altri erano contattati dai servizi di sicurezza.
In tutti e tre gli episodi la regia è stata di Abu Ayad. Capo dell’intelligence dell’Olp era in contatto con Rita Porena, legata a Stefano Giovannone. Per conto del nostro servizio segreto, come capo-centro del Sismi al consolato di Beirut egli esercitava il controllo sul corpo diplomatico italiano in Medio Oriente.
Quindi la pista palestinese, ridicolizzata dai giudici italiani, ha avuto un ruolo strategico, centrale. Purtroppo non si è dato nessuna importanza al fatto che Abu Saleh Anzeh, un esponente e responsabile di una cellula armata del Fplp, addirittura viveva nel capoluogo emiliano. Qui si muoveva d’accordo col suo referente istituzionale, George Habbash, ma anche con i servizi segreti italiani (Stefano Giovannone, appunto).
“La cosiddetta ‘pista palestinese’, dunque, non solo ha una credibilità interna dovuta a quanto documentato negli studi sulla Strage di Bologna, ma si inquadra in un contesto di ricerca e documentazione storica in cui le stragi dell’estate-autunno 1980 vengono ricondotte alla matrice internazionale e palestinese”.[iv]
Per avere una misura del suo rilievo, è opportuno dire che è stata la struttura parallela e opposta a quella (clandestina) di Gladio.
Di questa rete di contatti non semplici, anzi assai intricata, facevano parte l’Ori (Organizzazione dei rivoluzionari internazionali) di Carlos, il Fplp e vari Servizi segreti dei paesi dell’Europa orientale.
La complessità deriva dal fatto che la rete è radicata sia in Europa occidentale (ossia nell’area di influenza degli Stati Uniti) sia nell’Europa orientale (dove maggiore è, a dir poco, l’influenza dell’Urss) sia in Medio Oriente.
Il ruolo di Carlos
Uno dei protagonisti è stato Carlos. Dal settembre 1979 al gennaio 1980 ebbe luogo la prima lunga permanenza, insieme a diversi membri del suo gruppo, a Sofia.
Con soste in Siria, ad Aden e in Francia, il terrorista venezuelano ha gestito operazioni armate, disegni, trame per gran parte dei paesi del Medio Oriente come dell’Europa orientale, con puntate anche in Italia.
Ebbene i magistrati di Bologna lo hanno interrogato una sola volta, ma egli si è avvalso del diritto di non rispondere. E quando si è offerto, attraverso il suo avvocato, di essere meno riservato, i giudici di Bologna hanno disatteso questa disponibilità.
Un trattamento, analogo fin troppo cauto e prudente, sebbene in punta di diritto, venne riservato ad un esponente di Carlos, Thomas Kram.
Il libraio tedesco, faceva parte organicamente, in quanto inserito ai piani alti, del gruppo terroristico costituito da Carlos.
Ha confessato che era stato egli in persona a collocare “un compagno” a Bologna il 2 agosto.[v] Ed è sua moglie, Magdalena Kopp, a redigere un rapporto sull’esecuzione della carneficina.
Questi episodi fanno parte della cosiddetta pista palestinese. Ma non hanno avuto nessun rilievo per quanti si sono occupati della strage di Bologna essendo strettamente legati, quando non legalmente finanziati, dall’Associazione dei famigliari delle vittime (destinataria di fondi da parte della Regione e del Comune di Bologna).
Di natura golpista ed eversiva, l’obiettivo sarebbe stato di arginare l’ascesa al potere o la semplice cooptazione del Pci nelle maggioranze di governo. Vi era compreso il ricorso ad ogni mezzo (stragi, assalti armati, mafia ecc.) per sospingere indignazione e rivolta della popolazione fino a farle accettare soluzioni anche altamente autoritarie di estrema destra.
Di fronte a questa strategia non si spiega,però, il silenzio delle assise giudiziarie felsinee su una questione che assomiglia a un pregiudizio.
Mi riferisco alla domanda sempre lasciata inevasa: per quale ragione la strage del 1980 sarebbe una filiazione, e quindi in un rapporto di continuità, con la fase stragista (e neo- fascista) di sei anni prima, cioè quella durata fino al 1974? Come mai questo attentato alla stazione ferroviaria rimase come sospeso in aria, cioè “non fu seguito né da una nuova serie di bombe, né da una nuova stagione golpista, nè da un mutamento degli indirizzi politici generali o delle politiche dell’ordine pubblico e della sicurezza interna”, rendendo “decisamente incongruo” il giudizio dei tribunali?[vi]
___________________________
*ringrazio per la collaborazione Alberto Comastri, Lorenza Pozzi Cavallo e Daniele Tagliabue.
[i] Mi riferisco ad uno dei giornalisti più informati ed equilibrati del “Corriere della Sera” (anche se in queste pagine dissento da lui), Giovanni Bianconi. Si veda l’intervista raccolta da Federico Olivo, Giovanni Bianconi. “La matrice neofascista della strage di Bologna è dimostrata, altra cosa sono i dubbi sui colpevoli”, “Huffington Post”, 3 agosto 2024 (online).
[ii] Si veda il saggio molto analitico di Lorenza Pozzi Cavallo, op. cit.
[iii] Intervista a J. Baev, The Development of International Terrorism, as Assessed by the Former Communist Bulgarian Secret Services: Interview with Professor Jordan Baev, “Balkananalysis” (3/9/2016), http://www.balkanalysis.com/bulgaria/category/interview/. [link non più attivo] [cit. in Guerra, La Strage di Bologna, cit. 2016]
[iv] Si veda l’importante ricostruzione storica di questo contesto per mano di Nicola Guerra, La Strage di Bologna nel contesto storico della Guerra Fredda. Le “piste palestinesi”, il Lodo Moro e le “relazioni scomode” nel percorso di ricerca storica, “Settentrione” (rivista di studi italo-finlandesi), n. 28, 2016.
[v] Si veda l’intervista rilasciata a Fabrizio Rizzi del quotidiano “Il Messaggero”, 1º marzo 2000 (il testo è ora rinvenibile in Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec, Dossier strage di Bologna. La pista segreta, Giraldi, Bologna 2010, Appendice 7, pp. 211-213).
[vi] Vladimiro Satta, “Processo mandanti”: la storia non si fa con le bolle, “Democrazia futura”, n. 10, aprile-giugno 2023, pp. 783-799 (online https://www.democraziafutura.it/Democrazia%20Futura%2010B%20aprile-giugno%202023.pdf).

