Leonessa, e non solo per astrologici natali, Bianca Bianchi lo è stata davvero. Una grandiosa madre costituente, e non solo perché pedagogista e filosofa.
Fiorentina, classe 1914, figlia di un fabbro di Vicchio, gran lavoratore e attivo socialista. Rimasta presto orfana, sarà allevata dalla famiglia materna a Rufina e poi proseguirà gli studi nel capoluogo mediceo. Si laurea alla facoltà di magistero nel 1939, mentre Hitler sale al cancellierato.
Il suo primo incarico da insegnante (di filosofia) fu a Genova, esattamente a Bolzaneto, poi a Cremona. Bianca incontrò presto difficoltà e ostacoli con i presidi delle scuole in cui insegnava, e finì col perdere il lavoro proprio per le troppe divergenze coi suoi superiori: questi ritenevano che le sue lezioni fossero condotte in modo “troppo indipendente”. Ad esempio, Bianca non volle mai ignorare la cultura e la civiltà ebraica, escluse invece dal programma didattico di Stato fascista.
Rimasta disoccupata, per sopravvivere sia al secolo che spiritualmente, nel 1941 Bianca accettò con slancio la proposta di incarico come insegnante di lingua italiana in Bulgaria. Rientrò poco dopo, nell’estate del ’42, restando a Rufina fino alla caduta di Mussolini.
Appena le condizioni liberate della nazione lo consentono, torna a Firenze e partecipa alle riunioni del Partito d’Azione. Prende parte al volantinaggio antifascista e, proprio come Oriana Fallaci, si cimenta nel trasporto di armi a sostegno dei partigiani toscani arroccati nelle campagne.
Nel 1945 si iscrive allo PSIUP di Saragat e Nenni, e collabora a diversi giornali politici (tra i quali anche La Giustizia).
Alle elezioni del 2 giugno 1946 Bianca è eletta all’Assemblea Costituente: è una delle sole 21 donne su 556 membri totali. Durante lo spoglio delle schede, fu proprio lei la prima donna a risultare eletta. Va sottolineato che i suoi consensi furono più del doppio di quelli raccolti dal capolista Sandro Pertini.
Il suo operato nella Costituente la vide impegnarsi soprattutto nella scuola, nelle pensioni e nell’occupazione. A gennaio del ’47 segue il gruppo di Saragat nella celebre scissione di Palazzo Barberini, quella che fondò il nuovo partito socialdemocratico (prima PSLI, poi PSDI).
Nel 1948 il suo intervento al Congresso Internazionale delle Donne ad Amsterdam suscitò emozione e scalpore quando comunicò a una platea attenta e stupita che in Italia sui documenti dei figli naturali e persino sulle pagelle scolastiche veniva apposta la dicitura “figlio di NN“.
Candidata in Sicilia nel medesimo anno, è eletta nella I legislatura per la lista di Unità Socialista. Nel 1949 presenta la prima di una serie di proposte di legge sul tema della tutela giuridica dei figli naturali. Bianca voleva rendere più attuabile il riconoscimento della paternità, ed estendere le eccezioni al divieto di ricerca. Il suo progetto legislativo incontrò molte resistenze, ma alla fine sarà approvato nel 1953. Con molte battute d’arresto e molte esitazioni, va ricordato che solo nel 1955 la dicitura “figlio di NN” fu eliminata dai documenti anagrafici, ma per giungere alla parificazione dei diritti tra figli naturali e figli legittimi si dovranno poi attendere quasi 60 anni, con un lungo e sofferto cammino concluso solo nel 2012.
Poco dopo interrompe la sua esperienza politica per dedicarsi completamente allo studio dei temi dell’educazione. Pubblica i Lineamenti di Metodologia, un testo che affronta questioni fondamentali per la formazione del bambino: “Quali sono i bisogni psicologici del bambino? Quali le leggi del suo sviluppo fisiopsichico? Come debbono essere i programmi ed i metodi scolastici, per ispirarsi a questi principi?“
Si impegna molto anche nella contestuale creazione di un istituto modello per ragazzi della scuola elementare e media. Fondata nel 1958, questa “Scuola d’Europa“ sorge alle pendici del preappennino toscano a oltre 700 metri di altezza, immersa nel verde dei boschi che circondano il Monastero di Montesenario a 15 km da Firenze.
Si trattava di un progetto lungimirante, sperimentale, e di certo all’avanguardia, di cui scrisse nei suoi saggi “Amicizia per i nostri figli” e “L’esperienza di un’educazione nuova“. Furono, quelli, gli stessi anni che la videro molto attiva nella redazione de “La Nazione” di Firenze, di cui curo’ la rubrica “Occhio ai ragazzi”, tutta dedicata ai problemi educativi.
Dal ’70 al ’75 fu vicesindaco di Firenze, eletta nelle liste del PSDI. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò soprattutto alla scrittura, specie con opere autobiografiche.
È morta a Firenze nel luglio di 25 anni fa. Tratto da Vivrò ancora (Firenze, 1997) ricordiamo uno dei suoi più struggenti pensieri, di quelli che a fine vita incorniciano decenni di strenue lotta politica:
“La solitudine è una grande amica: non urla, non minaccia, non ricatta, non condiziona, non ruba, non uccide“.
Grazie, Bianca.

