È stata presentata oggi la proposta di legge che mira a garantire “misure alternative alla detenzione in carcere nel caso di inadeguata capienza dell’istituto di pena”. Proposta che porta il nome del proponente, il deputato Riccardo Magi, che ha definito la sua pdl “Uno strumento concreto, che risponde all’obiezione di non voler fare misure una tantum, una valvola di sicurezza e di garanzia per una lotta effettiva al problema del sovraffollamento”.
La Pdl, sostenuta da Azione, IVv Pd e Avs prevede “un meccanismo automatico e strutturale che impedisce l’accesso in carcere dei detenuti qualora gli istituti non rispettino gli standard di superficie previsti dalla legge italiana”. La premessa, come si legge nell’articolo 1, è che “nessuno può essere detenuto per esecuzione di una sentenza in un istituto che non abbia un posto letto regolarmente disponibile”.
Entusiasta Fabrizio Benzoni, che da anni ha fatto del miglioramento della situazione nelle carceri italiane una delle due principali battaglie politiche. “Appoggio e ho firmato la pdl a prima firma Magi per il numero chiuso in carcere perché è una proposta di dignità per combattere il sovraffollamento. I provvedimenti fatti da questa maggioranza invece sono un dejavú: ogni estate, sui giornali, le stesse notizie e le stesse dichiarazioni. L’ultimo di questi promette di risolvere il problema del carcere, eppure di anno in anno ci troviamo davanti agli stessi problemi, ma peggiorati. Penso alle soluzioni messe in campo per le droghe o per l’edilizia carceraria. Parlano sempre di disponibilità di celle, ma non affrontano mai il tema della formazione e del lavoro all’interno del carcere, che è quello per cui servono gli spazi. Ma soprattutto, sono consapevoli che avere 10mila detenuti in più significa disporre di 7mila agenti in aggiunta a quelli che già operano e che già non sono sufficienti? Si parla di agenti, ma lo stesso discorso vale per educatori, mediatori culturali, presidi sanitari”.
Queste le dichiarazioni del vicecapogruppo di Azione alla Camera, Fabrizio Benzoni, a margine della conferenza stampa odierna di Riccardo Magi sulle misure alternative alla detenzione in carcere nel caso di inadeguata capienza dell’istituto di pena.
Nei giorni precedenti, Benzoni aveva magistralmente inquadrato il problema: “Il Governo confonde la certezza della pena con il penalismo sfrenato. Le nuove carceri dovrebbero servire per chiudere le strutture fatiscenti, non per ampliare i posti disponibili e poter mandare più gente dentro. Investire in detenzione senza un parallelo impegno per il reinserimento sociale significa perpetuare un ciclo di esclusione, recidiva e marginalità. Serve una giustizia che funzioni, non solo più celle: processi più rapidi, pene proporzionate, misure alternative realmente efficaci. La politica penale si sta piegando a una logica emergenziale e semplificatoria, in cui il carcere diventa la risposta automatica a qualsiasi problema sociale. Ma la certezza della pena non può valere solo nel senso della punizione: deve valere anche nella tutela dei diritti di chi quella pena la sconta. La pena, per essere legittima, deve essere umana, rispettosa della dignità e coerente con i dettami costituzionali. La sicurezza non si costruisce con i proclami né con l’aumento delle condanne: si costruisce con istituzioni credibili, diritti garantiti e un sistema che funziona. Per cui bene le nuove strutture, ma andrebbero sfruttate per chiudere le carceri vecchie e creare spazi che permettano ai detenuti di lavorare e formarsi, per permettergli di iniziare una nuova vita una volta fuori”.

