Ho sempre pensato che tra i dati delle statistiche ufficiali e la vita reale c’è una grande differenza e che la statistica, alla faccia del suo certificato di scienza esatta, non disegna, almeno non sempre e non spesso, la realtà.
Se andiamo a leggere i dati statistici dell’inflazione appureremo che viaggia su incrementi a una cifra e nel lato basso della decina.
Quel che si percepisce nella vita reale è ben altro.
La ristorazione o la somministrazione (i bar), giusto per fare un esempio, hanno avuto negli ultimi mesi impennate devastanti.
Dalle mie parti dove un aperitivo, con tanto di gustosi ammennicoli più che abbondanti per alzare i trigliceridi ma chetare la fame quanto basta per saltare il pranzo, costava l’estate scorsa 4 o 5 euro, ora ne costa 8.
Al ristorante, per un primo, un contorno e un calice di vino ci vogliono 30/35 euro.
E parlo di una comunità di circa 20.000 abitanti abitualmente adusa a prezzi contenuti.
Immagino cosa possa succedere nelle metropoli.
“Ma dai i numeri al lotto, perché i dati ufficiali del settore dicono che… eccetera eccetera eccetera”, mi diranno in molti.
Già le immagino le eventuali risposte di associazioni di categoria e statistici. Fanno le medie e tendono a ridimensionare.
E già le medie, come quella dei polli, che veniva fuori che ogni cittadino mangiava un pollo al giorno mentre poi invece mezza popolazione moriva di fame.
Fatto sta che io, e non solo io, se prima prendevo un aperitivo quattro volte a settimana e andavo a cena fuori tre, da un po’ di tempo resto a casa.
Ovviamente tutto ciò ha una origine, anzi, varie origini e una di esse è l’aumento incontrollato del prezzo della benzina. Se sul costo di un prodotto si alza la voce “trasporto” il patatrac è bello che servito.
Sul tema, come al solito, i pompieri cercano di azzittire gli incendiari.
“Il prezzo medio nazionale dei carburanti rilevato per la giornata di oggi negli oltre 20mila distributori del Paese è pari a 1,805 euro per il gasolio e a 1,910 euro per la benzina, in sostanziale stabilità rispetto a ieri”, han detto sabato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, “vi sono solo alcune decine di distributori che praticano un prezzo più alto nel servito.”
La replica delle associazioni dei consumatori è tranchante: “Fa bene il Ministero a ricordare come esistano sul territorio distributori che praticano prezzi inferiori alla media nazionale, ma per correttezza il dicastero dovrebbe anche specificare che, oltre ai casi della benzina venduta ad oltre 2,5 euro al litro, vi sono centinaia di impianti che vendono oggi la verde in modalità servito a prezzi compresi tra 2,2 e 2,3 euro al litro, di molto al di sopra rispetto i numeri illustrati oggi dal Mimit”.
Il Codacons ha anche precisato che “a fornire tali dati non sono certo i consumatori ma è lo stesso Ministero, che pubblica sul proprio sito i listini aggiornati comunicati dagli esercenti”.
L’associazione è stata ancor più specifica nel riferire che il prezzo della benzina in modalità servito ha superato i 2,5 euro al litro in diversi impianti sia della rete autostradale, sia di quella urbana, e sono sempre più numerosi i distributori di carburanti che vendono la verde sopra i 2,4 euro al litro.
Dopo aver elaborato i dati del Ministero, infatti, Il Codacons ha ha stilato la mappa nazionale del caro-benzina e ne viene fuori un quadro allarmante.
Per quanto riguarda le autostrade, alla data di venerdì 12 aprile il prezzo più alto della benzina è stato praticato sulla A21 Piacenza-Brescia, dove nei pressi di Cremona un litro di verde in modalità servito era pari a 2,549 euro, 2,499 euro il gasolio.
Sempre sulla A21, ma in provincia di Alessandria, le benzina ha raggiunto nella stessa data 2,499 euro al litro, 2,399 euro il diesel. Listini della verde sopra i 2,4 euro al litro anche sulla A55 (2,439 euro), A22 Brennero-Modena (2,429 euro), A1 Milano-Napoli (2,412 euro), A12 Sestri L.-Livorno (2,409 euro), A20 Messina-Palermo (2,409 euro).
Sulla rete urbana, invece, i prezzi più alti sono praticati nella provincia di Benevento, dove due distributori hanno superato il 12 aprile quota 2,5 euro al litro, con listini rispettivamente di 2,572 e 2,550 euro/litro, e in provincia di Modena, 2,509 euro al litro.
Un litro di verde raggiunge poi al servito 2,497 euro a Taranto, 2,470 euro a Pordenone.
Da segnalare infine lo strano caso di un distributore ubicato in Via Lungolago Di Capolago a Varese, che il 12 aprile ha comunicato al Mimit un prezzo pari a 2,854 euro al litro per la benzina e 2,774 euro/litro per il gasolio.
Non credo sfugga che siamo al delirio e che tale corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti in Italia sarà più devastante di tutte le guerre e le pandemie che hanno segnato gli ultimi 4 anni di vita del pianeta.
Non indugio a rispolverare i video-spot della Meloni, quando era leader della opposizione, che con i suoi occhioni azzurri si stupiva del peso delle accise sul costo della benzina.
E non indugio neanche a rinfacciare a Salvini le sue lezioncine con la lavagna sulle origini delle accise e le sue farneticanti promesse di eliminarle.
Mi limito solo a ricordare che Draghi, negli ultimi 6 mesi del suo mandato, da bravo economista e prevedendo disastri, le sospese.
Poi, dopo le elezioni, la sospensione è cessata.
Honi soit qui mal y pense.


1 commento
Complimenti! Veramente.
Da quando distrussero l’economia pubblica in Italia, una trentina d’anni fa ne è successo di tutti i colori.
Una volta per i carburanti, oltre alle accise, c’era il prezzo amministrato. Ora è “il mercato” e il caos dei rifornimenti della materia prima. Una volta Fanfani si permise addirittura di ridurre il prezzo a 100 lire al litro!!
A memoria mi pare che in Italia un episodio di forte inflazione si sia verificato all’incirca una volta ogni dieci anni.
Dalla crisi petrolifera degli anni ’70 alle crisi degli ultimi vent’anni, l’inflazione è stato il fenomeno più evidente delle mutazioni che avvenivano sul mercato.