Probabilmente la goccia è stato il referendum, il tipo di campagna elettorale impostata dal PD (appiattito su quello dei 5Stelle) e il trattamento che è stato riservato a quelli che, ispirati da una cultura liberale e riformista, avevano scelto di votare sì.
Qualche settimana e Pina Picierno se n’è andata.
Senza sbattere la porta, ma senza avere, al momento, indecisioni.
“Di dubbi” dice Pina “ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein”.
I motivi li spiega in una lunga intervista, che potrete leggere per intero qui, concessa al Foglio.
Dal ruolo dell’Europa a quello della politica estera, dalle strategie di politica interna ai rapporti con i 5Stelle, dalle politiche economiche a quelle sulle libertà, dal suo percorso personale allo snaturamento del PD, Pina Picierno illustra, una per una, le ragioni del suo dissenso.
È con toni laconici, ma con argomenti tranchant, che parla del PD.
“Ha subìto”, dice “uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte ha chiesto Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora”.
Sul dove e come coltivare tali ragioni non ha dubbi: “Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.
Pina Picierno fa capire di non voler fondare un nuovo partito piuttosto di voler aiutare chi intende far nascere un polo autonomo dai bipopulismi.
“Ma io”, precisa, “non credo affatto che serva l’ennesimo piccolo partitino. Penso che sia necessario ridurre la frammentazione e dare una casa accogliente, plurale e inclusiva, all’elettorato democratico, socialista, radicale liberale e riformista. E credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.
Il riferimento ad Azione, i Socialisti liberali, Italia Viva, Ora, i Liberaldemocratici, Più Europa non è sottinteso, li cita.
Ma la questione sarà un’altra.
Se rappresentare il riformismo all’interno del Campo Largo o muoversi decisamente per costruire un terzo polo.
Dovrebbe ascoltare gli insulti che le sono piovuti addosso dai vari Tosa, Scanzi, Travaglio.
Gli stessi che ricevette ai tempi del referendum.
Questi figuri non sono di poco conto, sono la frangia intellettuale che detta il mainstream dell’integralismo di sinistra.
Da quelle parti la gente non ascolta Schlein o Conte ma loro.
E l’odio che si riversa su chiunque non sia organico alla purezza ideologica della sinistra radicale è lo stesso che cova tra i sostenitori.
Da Renzi a Silvia Salis per finire a Pina Picierno non hanno risparmiato nessuno tra coloro che hanno fatto anche un minimo accenno a una politica moderata.
È chiaro che sarà difficile dialogare e tessere una coalizione con un mondo così incattivito.
Se poi, come sarebbe logico pensare, l’obiettivo è recuperare il voto della parte moderata degli astenuti, la presenza a fianco dei radicalismi di sinistra inquinerebbe l’immagine della componente dei moderati.
La strada è una.
Avere il coraggio di rinunciare agli obiettivi tipo, “stiamo insieme per battere la destra”, avere il coraggio di rinunciare a sogni di governo.
Costruire oggi una autentica area moderata, darle un volto, una dignità, una leadership autorevole, conquistarsi lo spazio giusto alle imminenti elezioni e lavorare durante la legislatura per vincere alla tornata elettorale successiva.
Forza Pina.


1 commento
Oddio, divisi non sarà facile battere la destra!