Non è che ci siamo innamorati, è che tiene banco.
Una irrequietezza sospetta che denota una serie di timori da un lato e dall’altro una insicurezza di fondo sulle cose da fare.
E già perché altrimenti non ci sarebbe bisogno di rilasciare un proclama al giorno per correggere il tiro su quanto detto la mattina precedente. Oggi bastone e domani carota.
L’ultimo è per di più criptico sul progressismo e sui rapporti con il PD:
“Quando si tornerà al voto, a scadenza naturale o magari prima, ci confronteremo con le forze dell’area progressista per definire un programma chiaro e condiviso. E questo riguarda anche il Pd“, perché “se non si scardinano i privilegi per una società più equa, noi non potremo essere della partita“.
Giuseppe Conte insiste sul termine progressista, chissà se sa cosa significa, nel tentativo di condizionare le future alleanze del centrosinistra.
Le elezioni, cui si riferisce la dichiarazione, sono le future politiche, e non eventuali regionali in ballo nei mesi precedenti, e quel “a scadenza naturale o magari prima” sa molto di centuria “nostredamiana”.
Poi però lima toni e parole.
“Non è una minaccia”, chiarisce, “ma massima disponibilità al dialogo”.
“Per noi non è importante arrivare a formulare una proposta di governo, ma la solidità e la credibilità di questa proposta e ovviamente che ci siano forze progressiste affidabili”.
E qui un altro carico da novanta, insomma acconcia e sconcia come Penelope.
Quindi “abbiamo il tempo per costruire un’alternativa seria a queste destre che si stanno dimostrando incapaci”, aggiunge, specificando che “il problema non è arrivare a Chigi ma cosa fai il giorno successivo per cambiare l’Italia”.
Poi l’ultima acrobazia semantica.
“Siamo una forza progressista ma non di sinistra” puntualizza e fa niente che The Left, il gruppo europeo a cui ha aderito il Movimento 5 Stelle, sia più a sinistra di chiunque altro, talmente a sinistra che se si chiude un immaginario cerchio della politca si ritrovano con i nazisiti.
La risposta è sibillina: “al di là delle etichette è composito e per noi queste posizioni sono quelle di una forza progressista”.
E chiaramente le tensioni con i potenziali alleati nel centrosinistra, Pd compreso, non restano sottotraccia.
Pina Picierno, vicepresidente democratica del Parlamento europeo, va giù duro: “Trovo francamente ridicolo che il capo del M5S, partito iscritto in Europa a un gruppo politico che si chiama Left, venga proprio a Bruxelles a dire che fra destra e sinistra non c’è differenza, che si tratta di uno schema novecentesco, superato”. E rilancia: “Delle due l’una: o Conte non conosce l’inglese o non sa cosa significa la parola ‘sinistra’. In entrambi i casi si tratta di dichiarazioni che raccontano della credibilità del personaggio. D’altra parte non c’è da stupirsi: uno che non è stato in grado di scegliere tra Trump e Harris non può certo essere considerato affidabile“.
E mentre dagli eurodeputati del M5S volano proteste sulle dichiarazioni della esponete del PD fa quadrato il suo partito.
“Condivido tutto quello che Pina Picierno ha detto in un’intervista molto coraggiosa. E sul tema degli aiuti all’Ucraina è molto semplice: o stai con la democrazia o stai con Putin. Ai cittadini va raccontata la verità. E quel fondo è per la pace, non ‘per la guerra’”.
A parlare è la senatrice Simona Malpezzi.
“Offendere è segnale di debolezza delle proprie ragioni”, precisa la senatrice Valeria Valente, “quali sarebbero i toni da bar usati da Pina Picierno? Al contrario di ciò che pensa il M5S, nell’intervista Picierno utilizza degli argomenti chiari per avanzare una critica politica seria a Conte. E cioè che non è vero che non c’è differenza tra destra e sinistra, in Italia come in Europa, e che sull’Ucraina il leader pentastellato ha le stesse posizioni di Salvini. Noi invece siamo europei e difendiamo la democrazia: perciò non lasciamo sola l’Ucraina. Il populismo sulla guerra lo lasciamo, appunto, a Conte. Sono argomenti che, per esempio, io condivido in toto. Dal M5S registriamo quindi contro Picierno un linguaggio offensivo che potevano francamente risparmiarsi”.
“Solidarietà” anche da Filippo Sensi.
“Grazie Filippo, spiace per loro”, sottolinea Pina Picierno, “evidentemente non cercano alleanze ma pretendono sudditanza o silenzio complice rispetto alle uscite strampalate del loro capo. Non in mio nome“.
Insomma, se non siamo alla rissa, siamo al lancio di stracci.
In tribuna i posti sono sempre meno: affrettatevi.

