Mentre a San Siro l’Inter festeggia il suo ventesimo scudetto, ironia del destino, proprio sulla pelle del povero diavolo mai malmesso come in queste ultime 4 partite, in politica la destra non fa venti, non conquista la doppia stella ma ci si avvicina.
Sono infatti 15 le regioni governate dalla destra contro le 5 della sinistra.
Ieri c’è stata la conferma della Basilicata.
Bardi infatti è stato confermato governatore con il 56,63% dei voti, mentre il suo avversario, Marrese, ha ottenuto il 42,16% dei consensi.
Al terzo candidato Eustachio Follia è andato l’1,21%.
Tra i partiti, Fratelli d’Italia è risultato il più votato ma con solo il 17,39%, un po’ dietro il Partito Democratico col 13,87% seguito a breve da Forza Italia che ha ottenuto il 13,01% dei voti.
Tra gli altri la Lega in caduta libera che si ferma al 7,81% dei consensi quasi agganciata da Azione con il 7,51%.
Altro crollo quello del Movimento 5 stelle che ottiene il 7,66%, dietro a Basilicata casa comune (11,18%).
Ma il vero dato è un altro. È quello dell‘affluenza che marca in maniera drammatica la disaffezione dei cittadini dal voto.
Dopo il Lazio e la Lombardia nel 2023, ancora una volta si scende sotto il 50% in una sorta di escalation del terrore.
E’ stata infatti del 49,80% degli aventi diritto al voto l’affluenza definitiva alle urne mentre nel 2019, quando si votò solo la domenica, era stata del 53,52.
E dire che nel 1970, anno in cui furono istituite le 15 regioni a statuto ordinario, l’affluenza alle elezioni regionali era stata pari al 92,5 per cento; cinque anni dopo fu del 92,7 per cento.
Poi, con l’avvento della seconda repubblica nel 1994, è iniziato un inesorabile calo culminato nei picchi negativi degli ultimi mesi.
Numeri alla mano l’affluenza del 37 per cento registrata alle ultime regionali nel Lazio è stata la più bassa di sempre in una regione. Il 42 per cento in Lombardia è stata invece la terza percentuale più bassa, superata dal 38 per cento registrato in Emilia-Romagna nel 2014.
Un fenomeno, quello dell’astensionismo, che ormai è una cruda testimonianza di quanto sia degradata la qualità della politica sorta nei tanto sbandierati anni della “operazione rinnovamento” destinata a cancellare il tradizionale sistema dei partiti.
Una operazione voluta da più menti ed eseguita da più mani che si sfregarono, ciniche e crudeli, di soddisfazione per l’alto numero di vittime che avevano mietute.
Mai, nella storia di questo paese, un fallimento è stato più conclamato.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

