di Aldo Repeti
Una volta l’anno, a febbraio sulla riviera ligure, la politica si sveglia dal torpore e si accorge di aver paura del mondo reale perché non lo conosce!
Da sempre Sanremo è lo specchio delle molteplici sfaccettature della realtà contemporanea. Accorgersene spaventa perchè non solo non si hanno strumenti corretti per comprenderla ma anche perché gli strumenti usati per affrontarla finiscono per essere solo e soltanto ideologici.
Diversità e fluidità di genere sono temi talmente complessi che, piuttosto che affrontarli a partire dalla comprensione, si preferisce ideologizzarli con lo spirito da “guelfi e ghibellini” del “giusto e sbagliato”.
La verità in temi complessi non può mai portare a posizioni nette, troppe sono le implicazioni di natura umana.
Il confine fra “giusto” e “sbagliato” è decisamente sfumato.
“Giusto” e “sbagliato” sono le sponde dove nel mezzo scorre il fiume della comprensione. Ma attraversare le correnti del fiume spaventa più che rimanere ancorati ad una delle due sponde!
Se una questione esiste nasconderla attraverso il giudizio etico, lenisce le coscienze ma non consente di affrontarla con la dovuta serietà, tantomeno di darle quelle possibili e necessarie risposte.
In un mondo “connesso” in cui la parola gira sull’onda dei bit, in cui la “conoscenza” si diffonde fra post, Twitter, Instagram a livello mondiale e con iper velocità, mettere questi temi sotto il cappello etico ideologico, accentua in modo drastico la distanza fra realtà pretesa e realtà fattuale.
I nostri ragazzi conoscono e parlano di diversità e fluidità di genere con una “serenità e serietà” che non appartiene a noi genitori.
Ci convivono mentre noi incarniamo un moderno bigottismo. Lo spirito del “dito puntato”!
Troppo spesso diciamo bisogna parlare ai giovani! In realtà dovremmo ascoltarli e spesso imparare dalla loro capacità di analisi ed azione scevri da retaggio etico-morali che rappresentano la nostra comfort zone, la nostra gabbia mentale!
Ecco quindi che ogni volta che ci imbattiamo in questi temi anzichè affrontarli preferiamo alzare muri. Rosa Chemicals a Sanremo? È diseducativo! Parlare di amore fra persone dello stesso sesso? È diseducativo. Sono tutti elementi che disorientano ed influenzano negativamente i giovani! Sanremo non è il contesto giusto!
Bene dove ne parliamo dove ci confrontiamo senza pregiudizi? A scuola? Guai ai professori che pensano necessario affrontarli: sono diseducativi!
Eppure la fluidità di genere e la diversità sono temi presenti, quanti traumi e danni sociali lasciamo che evolvano prima di affrontarli con serietà?
Quanti danni facciamo ai nostri giovani! Anziché comprendere ed aiutarli finiamo per lasciarli vivere queste situazioni trovandosi difronte da una parte le ipocrisie di noi genitori e dall’altra la difficoltà oggettiva delle situazioni.
Anzichè batterci, noi privilegiati di una società che ha ereditato valori e conquiste di libertà in ogni campo dai nostri nonni e genitori, per consegnargli il senso profondo della libertà come valore di convivenza in una collettività, vogliamo proteggerli rinchiudendoli in stereotipi che hanno avuto valore per noi ( ma siamo sicuri sia stato così?) in epoche diverse dall’oggi, ma verso i quali in larga maggioranza i nostri giovani stentano a ritrovarsi. Ed alzando steccati e muri aggraviamo i disagi di situazioni oggettive cui aggiungiamo la rigidità dei comportamenti. Aggiungiamo il giudizio sprezzante etico morale di “giusto e sbagliato”.
Da giovani ci battevamo per certe libertà e ci lamentavamo dell’incomprensione degli adulti. Oggi da adulti rischiamo di essere peggio degli adulti di allora. Perché prima informazione e cultura erano alla portata di pochi! Ma oggi?
Se persino una autorità come il Pontefice, che incarna la visione fideistica del “credo”, si spinge ad affermare “chi sono io per giudicare i gay” come possiamo noi, uomini e donne libere di pensare ed agire in piena sintonia con l’articolo 21 della Costituzione, rinchiudere questi temi, queste persone, in schemi preconfezionati che noi stessi, in altre epoche, abbiamo rifiutato e combattuto.
Ma quanta ipocrisia infondiamo ai nostri giovani, pretendiamo di rinchiuderli nell’ovatta di un mondo che non è e con cui poi si scontrano quotidianamente quando la realtà diventa il loro agire!
La diversità intesa in senso lato, da sempre spaventa. La diversità è la ricchezza dell’umano, la sua negazione è sterilità, grettezza mentale e “muri alzati in faccia ad altri uomini e donne”!
A Sanremo diversi giovani, molto conosciuti dai loro coetanei, si sono presentati con canzoni i cui testi affrontavano vari temi di diversità: dalla fluidità di genere, dal disagio sociale, dalla salute mentale, dall’amore per l’altro genere.
Sono lo specchio di una realtà che vivono, che esiste. E noi? Lezioni morali!
La società è complessa, volerla rinchiudere in un recinto confortevole non aiuta a comprenderla e tantomeno a dare le giuste risposte o provare a darle.
Non possiamo parlare ai giovani se non abbiamo prima la capacità di ascoltarli e capirli.
Ma non sappiamo capirli intanto perchè abbiamo dimenticato che ieri noi eravamo loro!
Difronte al loro vissuto noi siamo nudi e disarmati, ma “gonfi” di precetti etici con cui ci addormentiamo sereni ma sempre più aridi!!
Quando poi la mattina ci svegliamo ci sentiamo leggeri perchè, dandoci di gomito, ammicchiamo e commentiamo con sarcasmo il bacio della sera prima di Rosa Chemicals a Fedez, in un misto di nascosta perversione, sgomento e disgusto. Il tutto all’insegna delle pubbliche virtù e dei vizi privati!!
A proposito a me la performance di Rosa Chemicals, provocazione compresa, è piaciuta!
Ed ora via col darsi di gomito ed il gioco preferito: “giudicare”
Giudicare cioè quanti hanno apprezzato la performance alla ricerca di presunti “vizi privati”.
Non è così che ci si lava la coscienza all’insegna della visione etica, brandendo e puntando il dito?
Intanto i temi ed i disagi connessi sono ancora lì e continuiamo a non comprendere “quanti giri fanno due vite” e se domani “sarà mai lunedì”!
