Azione: Transizione 5.0: da governo schiaffo alle imprese
Azione deposita, a firma del Vice Capogruppo e Segretario Regionale Lombardo On.Fabrizio Benzoni, un’interrogazione sul ridimensionamento del 65% – a sorpresa e retroattivo – dei residui crediti fiscali previsti da Transizione 5.0. Un taglio grave per il territorio comasco che ha un settore produttivo importantissimo. “Il mondo produttivo in rivolta – dichiara Carlo Bordoni responsabile Organizzazione di Azione Como, Responsabile provinciale di Azione Sondrio e membro della Segreteria Regionale– dimostra quanto sia grave questa decisione che avrà un impatto enorme per la credibilità del Governo nei confronti delle imprese. Il mondo produttivo va sostenuto con programmi seri come quello messo in piedi da Carlo Calenda con Industria 4.0, invece oggi ci troviamo di fronte all’improvvisazione. Il Ministro Giorgetti sbaglia di grosso quando dice che il Governo ha altre priorità perché i dati dimostrano quanto sia importante rafforzare il mondo produttivo italiano”.
L’obiettivo dell’interrogazione è quello di chiedere chiarimenti immediati e per sollecitare una clausola di salvaguardia a tutela degli investimenti gia’ effettuati o gia’ programmati sulla base del quadro normativo precedente.
Conclude l’Onorevole Fabrizio Benzoni “Il taglio improvviso degli incentivi previsti da Transizione 5.0 rappresenta un colpo grave alla credibilità dello Stato nei confronti delle imprese italiane. Non siamo davanti a una semplice revisione tecnica: siamo davanti all’ennesimo cambio di rotta a partita in corso, che scarica sulle aziende il costo dell’incertezza politica e normativa. Gli imprenditori chiedono una cosa molto semplice e molto seria: certezza della norma. Se un’impresa investe sulla base di un quadro regolatorio definito, sulla base di impegni pubblici, rassicurazioni e strumenti annunciati dal Governo, non puo’ ritrovarsi mesi dopo con condizioni profondamente peggiorate. In questo modo si incrina il principio del legittimo affidamento, che e’ uno dei cardini minimi di un Paese serio. Senza certezza del diritto non c’e’ programmazione industriale, non c’e’ competitivita’, non c’e’ fiducia. E senza fiducia si fermano gli investimenti, si frenano innovazione e occupazione. Vi è da far notare come a pagare il prezzo di questa scelta siano proprio le imprese che hanno investito in innovazione, efficienza energetica e ammodernamento produttivo: cioe’ esattamente quelle che la politica dovrebbe accompagnare, non penalizzare. Le imprese italiane non hanno bisogno di propaganda. Hanno bisogno di uno Stato che mantenga la parola data”

