La Casa Circondariale Lorusso e Cutugno è il principale centro di detenzione di Torino. In questa struttura solo pochi giorni fa si è tolto la vita un detenuto, uno dei tanti, troppi suicidi in carcere che abbiamo ogni anno in Italia.
Presidiare questi luoghi è fondamentale per vigilare sulle condizioni di vivibilità in cui queste strutture versano, perché uno stato libero e democratico si dimostra tale anche per le condizioni delle Sue carceri e di come tratta i detenuti.
Lunedì 18 agosto una delegazione di Azione ha potuto vedere coi propri occhi le celle e gli spazi comuni che questa struttura offre, e oggi denunciano con forza una serie di gravi criticità: l’assenza strutturale di personale adeguatamente formato, in particolare psicologi e operatori sociali; il sovraffollamento cronico, che annienta ogni possibilità di percorsi individualizzati e umanizzanti; la carenza di misure alternative alla detenzione, soprattutto
per le persone più fragili, come tossicodipendenti, malati
psichiatrici e giovani adulti; condizioni igienico sanitarie precarie, specie negli spazi comuni; carenza assoluta di misure volte a reintrodurre il detenuto nel mondo del lavoro una volta terminata la pena.
La questione delle carceri è troppo spesso dimenticata dai più.
Azione si batterà sempre per garantire agli ultimi le condizioni minime di dignità umana garantite dalla Costituzione.
Cristina Peddis, segretaria provinciale di Azione su Torino, appena terminata la visita alla casa cirolcindatiale dichiara:
“La cosa più importante è che il carcere torni a svolgere la sua funzione principale: quella di rieducare. E rieducare significa offrire speranza ai detenuti, e far sì che tornino ad avere uno scopo nella vita. Affinché questo si realizzi, è necessario che ogni detenuto possa lavorare. Questa è la grande sfida del carcere italiano. Insegnare un mestiere a chi deve scontare una pena è l’unica possibilità per predisporre una prospettiva di vita migliore.
In questo modo sarebbe anche più agile ridurre la percentuale di recidiva che, ad oggi, per il nostro Paese è ancora troppo alta: siamo al primo posto in Europa, per tasso di recidiva tra gli ex detenuti.
Un’esperienza profonda quella vissuta oggi. Solo rendendosi conto di come vivono davvero questi uomini e queste donne possiamo combattere con tenacia per assicurare loro una vera, rieducazione e quindi una vita futura migliore“.

