Dall’Avv. Eleonora Lavelli, Azione Lecco
Come Direttivo provinciale di Azione stiamo seguendo con attenzione l’iter di approvazione del disegno di legge sui caregiver familiari, ci siamo confrontati con associazioni e caregiver familiari presenti sul nostro territorio provinciale e vorremmo esprimere alcune considerazioni.
Premesso che non è ancora disponibile il testo ufficiale del disegno di legge sui caregiver familiari – e che nessuno, nemmeno le associazioni presenti al tavolo di lavoro, ne conosce i contenuti definitivi – le prime dichiarazioni della Ministra Locatelli e le anticipazioni diffuse sui contenuti del DDL hanno suscitato profonda preoccupazione tra i caregiver familiari.
Dalle informazioni circolanti emerge, infatti, che:
il provvedimento non rappresenta un reale riconoscimento dell’impegno di cura dei caregiver familiari, ma si configura piuttosto come una misura di contrasto alla povertà;
i requisiti economici risultano estremamente stringenti, escludendo di fatto molti caregiver che ne avrebbero bisogno;
le risorse stanziate sono assolutamente insufficienti;
mancano completamente misure previdenziali.
Questo approccio, che utilizza esclusivamente il criterio economico per individuare i destinatari, finisce per riconoscere solo lo stato di povertà, senza valorizzare il ruolo sociale e umano dei caregiver. Si chiede così a chi si prende cura di un familiare con disabilità di certificare la propria condizione di fragilità economica e sociale, un’umiliazione che ignora la complessità e il valore di questo impegno quotidiano. Sarebbe invece opportuno considerare criteri legati al grado di bisogno assistenziale della persona assistita.
Un elemento positivo è il riconoscimento della priorità ai caregiver familiari conviventi, categoria più esposta al rischio di povertà economica, esclusione sociale e problemi di salute. Tuttavia, è altrettanto necessario distinguere le esigenze di chi si occupa di anziani, da quelle di chi assiste figli con disabilità, o persone affette da malattie oncologiche o patologie complesse. In questa prospettiva, l’introduzione del criterio delle tutele crescenti va considerata un passo nella direzione giusta.
Il tema è certamente complesso e tocca l’intera struttura del welfare, che deve rinnovarsi profondamente riconoscendo il valore dell’impegno di cura sostenuto dalle famiglie. Queste, spesso, si fanno carico dei bisogni assistenziali per amore, ma anche per mancanza di alternative da parte dello Stato. Nel farlo, rinunciano ai propri diritti — al riposo, alla salute, al lavoro e alla vita sociale — vivendo una condizione di invisibilità e isolamento, aggravata dall’assenza di semplificazioni burocratiche.
Accogliamo, quindi, come dato positivo il fatto che finalmente si cominci a discutere con maggiore serietà e continuità del ruolo dei caregiver. Ma tanto resta ancora da fare.
A questo punto, sarà fondamentale il lavoro del Parlamento attraverso emendamenti migliorativi e, soprattutto, l’ascolto diretto dei caregiver familiari e in proposito l’onorevole Valentina Grippo di Azione è molto presente e fattiva. Al tavolo voluto dal Ministro, però, erano presenti solo due associazioni rappresentative, con un coinvolgimento parziale e insufficiente.
Azione Lecco chiede che questo tema venga affrontato con serietà, rispetto e responsabilità, senza strumentalizzazioni politiche. I caregiver familiari non vogliono essere usati come bandiera contro il governo: il loro disagio e il loro malcontento sono reali, trasversali, e riflettono un sistema di welfare che si regge in larga parte — oltre il 70% secondo le ricerche — sul lavoro silenzioso e non retribuito delle famiglie.
È un tema che riguarda l’intera società e che richiede maturità, impegno e coraggio politico.
Come Azione ci sembra doveroso portare avanti questa battaglia con serietà e con l’obiettivo unico di riconoscere e sostenere chi si prende cura ogni giorno dei propri cari.

