di Piero Furlan
Su “Repubblica” di lunedì 03/10/22 (pag. 36) si può leggere un articolo di G.Marino, che parla di auto elettriche e le conseguenti migliaia di ton di CO2 risparmiate. I dati riportati dalla giornalista sono recuperati da una azienda canadese, Geotab (azienda che non produce niente ma che fornisce informazioni).
La tesi sostenuta afferma che con un’auto elettrica si risparmiano importanti quantità di CO2 in quanto, essendo appunto elettrica, non utilizza benzina.
Nella serie dei vari dati forniti dalla citata Geotab, non compare una sola parola relativa alla elementare domanda: ma quell’energia elettrica da dove viene.
Proviamo a farcela noi questa domanda.
In Italia l’energia elettrica viene prodotta e distribuita da ENEL. Questa energia è al 70% fondata sul Carbonio (petrolio, carbone, metano). Le centrali termoelettriche che trasformano queste fonti energetiche in energia elettrica hanno mediamente un rendimento del 40%. Quelle a metano a ciclo combinato possono arrivare a rendimenti intorno al 55%. Questi rendimenti sono ovviamente calcolati ai morsetti degli alternatori a piede di centrale. Da quel momento inizia un percorso tortuoso per fare in modo che nell’interruttore di casa mia arrivi finalmente l’energia elettrica necessaria per accendere la luce.
Questo percorso porta quel 40% al 20-25%. L’azione di ricarica delle batterie comporta una ulteriore perdita, diciamo un 10% di quanto prelevato dalla rete. Fenomeno che potete controllare quando a sera ricaricate il vostro telefonino e, a ricarica avvenuta, si sono scaldati sia il telefono che il carica batterie. Ulteriore energia persa.
Siamo arrivati dopo questo percorso di guerra ad avere le batterie cariche e la nostra auto elettrica pronta a partire. Naturalmente senza scordare che il motore elettrico, motore meraviglioso, ha a sua volta un rendimento, se pure altissimo, pari al 90%. Ciò significa che mi perdo un ultimo 10%.
Facendo i conti bene una auto elettrica alimentata con corrente di rete, alla fine, presenta un rendimento intorno al 15%.
Se si considera che un motore diesel ha un rendimento non inferiore al 30%, si può sostenere che un’auto elettrica alimentata con energia presa dalla rete, produce una quantità di CO2 almeno doppia di un diesel.
Posto che obiettivo strategico, e non solo nazionale, è quello di andare alla eliminazione della CO2 prodotta, qual è il senso di finanziare una tecnologia che la aumenta?
Ma l’auto elettrica ha anche dei meriti? Si, e in determinati casi non poi così banali.
E’ silenziosa, e non è una cosa da poco, e gli scarichi causati dalla produzione dell’energia elettrica che utilizza, non sono prodotti dall’auto, ma dalla centrale dell’ENEL.
In realtà, come abbiamo visto, le emissioni ci sono, sono tante, ma sono fatte da un’altra parte.
Non viene qui preso in considerazione il problema Batterie (necessarie per l’auto elettrica) che è un problema caratterizzato dall’essere un problema difficile, per niente risolto, e, fra l’altro, molto costoso sia in fase di acquisto che in fase di smaltimento.
Cosa radicalmente diversa da quanto succederebbe con un’auto elettrica ma a Idrogeno. Naturalmente se l’Idrogeno è prodotto da fonti rinnovabili. Se è prodotto dal metano allora non cambia praticamente nulla.
Mi scuso per la tortuosità di quanto sostenuto, ma se si vuole capire qualcosa ci sono informazioni dalle quali non si può prescindere.
Molto meglio sarebbe affrontare i vari passaggi, qui semplicemente citati, in modo adeguato.
P.S. Vale la pena di ricordare come ci sia chi sostiene che in realtà l’energia elettrica utilizzata dalla sua macchina non proviene da ENEL ma dall’impianto fotovoltaico che si è messo sul tetto di casa. Questa idea, purtroppo sbagliata, determina l’esigenza di chiarimenti.


1 commento
Mi pare che le precisazioni fornita dal prof. Piero Furlan sull’auto elettrica sia molto interessanti e meriterebbero un approfondimento. Spostare fonte e modalità dell’inquinamento non può essere la soluzione del problema.