Autore: Fabrizio Montanari

Fabrizio Montanari

Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

Grande imprenditore cooperativo, socialista riformista, uomo dinamico, creativo e visionario ha contribuito come pochi altri allo sviluppo economico e alla modernizzazione di Reggio Emilia. Fedele all’insegnamento appreso in gioventù da Camillo Prampolini, spese la sua vita al riscatto del mondo contadino, individuando nel modello cooperativo lo strumento più utile allo scopo. Nato nel 1904 a Villa Rivalta, frazione di Reggio Emilia, da umile famiglia. Suo padre Alberto, sposato con Rosa Cacciavillani, era infatti un operaio della cooperativa cementori di idee socialiste. Romeo, considerate le scarse risorse economiche della famiglia, con grande determinazione riuscì ad abbinare lo studio ragionieristico con il…

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L’atteggiamento degli intellettuali verso il fascismo resta un tema complesso, contraddittorio, ma anche di grande importanza politica. Con la soppressione dei partiti antifascisti e delle organizzazioni sindacali, toccò anche agli intellettuali prendere posizione. Nel corso degli anni ’20 s’erano divisi intorno a due manifesti: il primo nazionalista e fascista, il secondo antifascista e liberale. Negli anni successivi si verificò un travaso dal secondo campo al primo di una certa consistenza. Ci fu chi lo fece per convenienza economica e chi per paura o conformismo, ma tutte le conversioni, seppur quelle pronunciate con molte riserve mentali, furono accolte per buone dal…

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Delle reazioni italiane alla aggressione e alla morte dell’on Giacomo Matteotti sappiamo ormai tutto. Conosciamo lo sdegno popolare, la condanna delle maggiori testate giornalistiche, le reazioni politiche dell’opposizione che misero in grave difficoltà il Duce e il fascismo, ma poco conosciute o spesso ignorate restano quelle registrate all’estero. Eppure le notizie sulla sorte del segretario del PSU fecero subito il giro del mondo. Senza soffermarci sulle scontate condanne apparse su tutti i giornali antifascisti italiani stampati all’estero e sulle manifestazioni di protesta da loro organizzate, vediamo di fare una succinta, anche se significativa panoramica, di quanto accadde nei vari paesi…

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Come è noto l’avventura politica di Pietro Nenni ebbe come primo approdo il Partito repubblicano, che nella Romagna papalina, per il suo anticlericalismo, era considerato un partito rivoluzionario e sovversivo.  La sua formazione politica si arricchì nelle lotte sociali, nelle rivendicazioni sindacali, nell’attività giornalistica e nell’esperienza carceraria. Furono 12 anni, dal 1908 al 1920, vissuti dal giovane Nenni con grande passione e dedizione alla causa. Poi, non più in sintonia, si dimise dal PRI, per aderire alla causa socialista. Per comprendere il suo percorso è bene iniziare dalla sua infanzia. Rimasto orfano di padre a soli 5 anni, era nato…

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Il 9 giugno 1923 arriva alla Camera la riforma elettorale che porta il nome dal suo estensore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giacomo Acerbo, che prevede un premio di maggioranza del 65% per il partito o la coalizione che ottiene appena il 25% dei voti. Si tratta di un chiaro segnale egemonico da parte del governo, che intende ridurre ai minimi termini l’opposizione e renderla insignificante. Il 15 luglio Turati tiene in parlamento uno dei suoi discorsi più duri contro il governo. Sa che con l’approvazione di quella legge si chiuderebbero le porte a qualsiasi possibilità di sconfiggere legalmente…

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Fin verso la fine dell’Ottocento le banche autorizzate a stampare,    seppur entro determinate percentuali, e a mettere in circolazione carta moneta erano sei: la Banca Romana, la Banca Nazionale, il banco di Napoli, la banca di Sicilia, la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito. A ciascuna di esse era riservato un margine discrezionale d’emissione, che ben presto divenne incompatibile con il controllo nazionale della circolazione monetaria. Era stata in sostanza unificata la moneta, ma non gli Istituti di emissione. Vediamo come, dunque, si creò il più grande scandalo finanziario dell’Ottocento. Il trasferimento della capitale da Firenze…

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Verso la fine degli anni Venti l’equazione fascismo uguale socialismo venne estesa a tutti i socialisti e non più ai soli riformisti di Turati. Tale elaborazione teorica fu imposta a tutti i partiti comunisti dell’occidente dal Comintern, indebolendo ulteriormente la lotta del movimento operaio europeo contro le destre e isolando ulteriormente i partiti comunisti. Stato Operaio nel marzo del 1930 scrisse: “Il partito riformista e quello massimalista hanno una politica completamente socialfascista. Essi fanno una politica controrivoluzionaria…il partito comunista deve condurre tra le masse la lotta più intensa e più accanita contro la socialdemocrazia e contro ogni corrente democratica borghese…

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Fallito il “Patto di pacificazione” tra fascisti, socialisti e sindacalisti dell’agosto del 1921, sorse l’idea di opporre alla violenza dilagante fascista una organizzazione che raccogliesse tutte le forze sindacali antifasciste disponibili in un’unica organizzazione. Al convegno romano del 18-20 febbraio 1922 i rappresentanti della CGdL, dell’USI, dell’UIL, della Federazione lavoratori dei porti e del Sindacato ferrovieri si fecero promotori di un’iniziativa per unire le forze operaie nella “Alleanza del Lavoro”, con lo scopo di concentrare le forze e conferire un indirizzo unitario alla lotta contro il fascismo. Erano assenti i sindacati cattolici. Il PCI aderì solo nel mese di marzo,…

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Mola (Bari) 25 settembre 1921, comizio socialista dell’on Giuseppe Di Vagno. Al termine due colpi di pistola disperdono la folla e l’on Di Vagno cade a terra ferito mortalmente.  È il primo parlamentare italiano ad essere vittima della violenza fascista. Nato a Conversano il 12 aprile 1889 da un’agiata famiglia contadina del barese, Giuseppe è un giovane alto, robusto, intelligente e studioso. Frequenta il regio liceo ginnasio presso il locale seminario, per poi trasferirsi a Roma per studiare giurisprudenza, dove si laurea nel 1912. Per qualche tempo esercita l’attività forense e si iscrive al Partito socialista. Fin da ragazzo ha…

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