“L’Austria era un Paese ordinato“, così i noti Carpinteri e Faraguna, giornalisti, commediografi e scrittori di origine triestina, intitolarono una delle loro opere più conosciute e da cui ancora oggi prende corpo una sorta di nostalgia da parte degli abitanti del capoluogo del Friuli Venezia Giulia per il periodo in cui la città era compresa nell’impero austro-ungarico. Oggi per la repubblica con Vienna capitale è rimasta questa considerazione anche se almeno per quanto riguarda il settore politico gli austriaci ne stanno vedendo di tutti i colori. Negli anni recenti, a livello nazionale si è passati da Governi di estrema destra (populisti e nazionalisti con impronta razzistica) a Esecutivi di centro destra fino alle ultime elezioni che hanno premiato i verdi e che hanno costretto i popolari, qui nettamente conservatori, ad allearsi con loro, per garantire governabilità al Paese. Ma sul piano amministrativo la situazione è ancora di più disordinata per usare l’aggettivo utilizzato da Carpinteri e Faraguna.
Qui sta accadendo di tutto. E la cosa per certi versi più incredibile, visto la caduta del muro di Berlino e gli effetti che ne sono stati determinati in Europa, è il recente risorgere, a livelli di consenso ragguardevoli, del partito comunista. Se ne è avuta una chiara avvisaglia a Graz, seconda citta per numero di abitanti, dove nel 2021 è stata eletta Prima cittadina Elke Kahr esponente del Kpo, Kommunistische partie osterreich, sopravvissuto praticamente solo in Cina e a Cuba e, in percentuali irrilevanti in pochi altri Paesi. Si pensava che fosse un caso isolato considerato che il Kpo, a livello nazionale non supera il 2% e non è mai entrato in Parlamento. Ma una conferma è clamorosamente venuta da un altro tra i più importanti centri austriaci, Salisburgo, dove domenica 10 marzo al primo turno delle elezioni comunali il candidato del Kpo, il suo leader Kay – Michael Dankl, ha ottenuto il 28% a breve distanza dal socialdemocratico Bernhard Auinger con il 29%. Fuori dal gioco tutti gli altri partiti e così il ballottaggio domenica 24 marzo ha riguardato Auinger e Dankl. Una sfida assolutamente imprevista nella città di Mozart, sorprendente per vari aspetti. Il primo è che Salisburgo non può essere certamente considerata una città operai ma caso mai ricca di una forte borghesia che vive nell’agiatezza. Il secondo riguarda il programma di Dankl che ha ricevuto molti consensi e che intelligentemente non ha proposto la dittatura del proletariato ma un rilancio dell’edilizia pubblica entrando nelle simpatie dei cittadini proponendosi di calmierare un mercato immobiliare dove il prezzo delle abitazioni e degli affitti ha raggiunto vette incredibili. Dankl ha puntato inoltre sul rinnovamento generazionale presentandosi con il suoi 35 anni fornito di una empatia che lo ha reso popolare tra la gente.
I comunisti, dopo aver preso piede in Stiria, avrebbero fatto il bis? Il responso dato dalle urne domenica 24 marzo è stato inequivocabile: Auinger ha avuto il 63% contro il 37% del candidato del Kpo. Una competizione tutta a sinistra, dove evidentemente popolari, destra e altri partiti alla fine hanno preferito votare per un socialdemocratico con molta esperienza amministrativa piuttosto che per un comunista, che, anche , non ha anche se aveva deciso di presentarsi agli elettori con una proposta pragmatica e non ideologica, non è riuscito a convincerli. Il segnale pero nel quadro politico austriaco è stato forte: i partiti tradizionali dovranno fare tesoro di quanto accaduto elettoralmente a Salisburgo per invertire la tendenza che li vede sempre più delegittimati agli occhi dell’opinione pubblica alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Una tendenza che in Austria si sta rivelando sia a livello politico che amministrativo.

