Siamo tra le pagine del quotidiano Haaretz.
È un giornale che ha anche l’edizione on-line, ed è israeliano.
La notizia che rilancia, nel numero di oggi, rimanda ai fatti del 7 ottobre, il giorno dell’attacco di Hamas.
Netanyahu sapeva tutto, era stato informato in anticipo.
Nel settembre del 2023, il presidente degli Emirati Arabi Uniti bin Zayed telefonò al Premier Israeliano per rivolgergli un realistico avvertimento.
Benjamin fece finta di niente e non avvisò i servizi di sicurezza israeliani.
La notizia in verità era trapelata diversi mesi fa e ne abbiamo fatto anche cenno da queste colonne.
L’articolo di oggi di Haaretz diventa quindi una conferma.
Come sempre la domanda che pochi si fanno ma che è sempre la più importante è: perché.
Perché Netanyahu tace.
Dabbenaggine, superficialità?
Proviamo a immaginarci al posto di Netanyahu e chiediamoci cosa avremmo fatto.
Non credo che qualcuno di noi avrebbe fatto finta di niente sottovalutando l’informazione.
Anche se fosse stata davvero poco credibile cosa sarebbe costato informare l’intelligence israeliana quanto meno per non avere scrupoli e per non tirarsi addosso responsabilità.
Francamente si stenta a credere alla superficialità specie da un personaggio che, in altri frangenti, tutto sembra che superficiale.
E allora la verità potrebbe essere un’altra.
Aveva bisogno che accadesse, aveva bisogno del pretesto.
E fa niente se ignorando quell’avvertimento ha mandato a morte suoi connazionali. Suoi fratelli.
Era il motivo per scatenare la “giusta reazione” come è stata ipocritamente chiamata per molto tempo da una buona parte dell’opinione pubblica.
Con gli attentati del 7 ottobre Netanyahu ha avuto il via libera per provare a sterminare il popolo palestinese con l’approvazione della comunità internazionale.
E già perché c’è voluto circa un anno, forse più, per accorgersi che a Gaza era in atto un vero e proprio massacro di civili e non erano banali errori di mira.
Che poi ‘sta storia degli errori di mira facevano solo ridere vista la sofisticatezza dei loro armamenti.
Che quando c’è stato il primo attacco in Iran un missile, che doveva uccidere il comandante della sicurezza iraniano, ha bussato al citofono, ha preso l’ascensore e in un tinello affollato ha colpito solo lui.
Che non erano solo errori di mira l’ha cominciato a capire pian piano il mondo intero e si son dovuti rimangiare gli insulti rivolti ai primi che avevano denunciato tale fatto.
Anche Trump, alla fine, è sbottato lanciando a Netanyahu un paio di metaforici calci nel culo.
E oggi a Gaza si continua morire, più di fame che di armi, ma ormai i riflettori si sono allontanati dalle sponde palestinesi e l’attenzione è rivolta ad altro.
Tra poche settimane si vota. Il Likud, il partito di Netanyahu, è in fiamme.
Si stanno litigando i pochi posti nella Knesset che i sondaggi gli rendono disponibili.
Chi pare, invece, che dei sondaggi non si siano resi conto sono Ben Gvir, Smotrich e la banda di criminali che li sostengono.
Continuano a lanciare scorribande violente e promesse di morte verso i palestinesi che sono legittimamente nelle colonie della Cisgiordania
Non hanno capito l’aria che tira.
La speranza è che la parte moderata del popolo israeliano, anche quella socialdemocratica, vinca le elezioni, cacci Netanyahu, e dia alla patria di Abramo quel cammino di civile tolleranza che tutti auspicano.
Nel quadrante occidentale sarebbe la più felice delle risposte alla sconcertante vittoria neo-nazista dell’Afd nella Sassonia Analth.
Potrebbe significare una inversione di rotta o comunque ne annullerebbe gli effetti.
Salvini e Vannacci non festeggerebbero e neanche quella pletora di dì seguaci che li seguono e inondano i social con i loro saluti romani e gli inni fascisti.
Chissenefreaga, se ne faranno una ragione.
Il cammino verso la pace sarà più sicuro. Il bene trionferà.


1 commento
Di ogni “pianta” bisogna ritrovare la radice.
L’AFD ha vinto nell’est, vissuto sotto il nazismo e sotto il comunismo.
La crisi della Germania, causata dalla crisi dell’economia, la facciamo partire da quando un ufficiale ucraino fece saltare l’oleodotto che portava il petrolio russo in Germania?