di Lucia Abbatantuono e Massimo Carugno.
ICE che non vuol dire ghiaccio e con la parola cream appresso neanche gelato.
È il corpo di polizia divenuto tristemente noto per l’assassinio di Renee Good, la manifestante americana uccisa a bruciapelo.
Trump, Vance e tutti i capoccioni del regime si sono scapicollati a difendere l’agente.
Ma via via che venivano pubblicate le immagini e i video dell’accaduto tutte le tesi volte a dare una giustificazione a quella brutalità si sono dissolte al vento e le parole di Trump e dei suoi boiardi sono state ricoperte da una coltre di indignazione e orrore.
La donna americana, non aveva tentato di uccidere nessuno, non aveva attaccato nessuno puntandolo con la sua autovettura, non era un terrorista domestica e, poco prima che le sparassero, si era rivolta al suo assassino con un sorriso dicendogli: “Non ce l’ho con te”.
Poi tre lampi, improvvisi, violenti, ingiustificati e quella vita ha cessato di esistere lasciando da soli tre figli piccoli.
In un paese civile, con il forte senso della legalità e del senso civico, il Presidente avrebbe formulato le sue scuse e lo Stato avrebbe offerto un risarcimento alla famiglia della vittima.
Invece sono proseguite le parole di odio verso la donna, verso i manifestanti, definiti con i termini più brutali possibile, le accuse per aver attaccato “le forze dell’ordine nell’esercizio del loro dovere di difendere lo Stato e la sicurezza dei cittadini”.
Sembravano i toni di Salvini quando si proclamava eroe per aver difeso i confini della patria contro il “pericolosissimo” assalto del barcone di migranti.
E parte dell’opinione pubblica tende a ancora a credere alla versione del Presidente americano e vede gli agenti dell’ICE come degli eroi.
Ma chi sono davvero questi figuri, cos’è davvero questo corpo di poliziotti?
L’ICE (acronimo che sta per Immigration and Customs Enforcement) è stato istituito nel 2002 con il celebre Homeland Security Act, in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.
La legge ha istituito anche il Dipartimento per la sicurezza interna (DHS), di cui l’ICE è una delle agenzie sussidiarie.
Il “corpo ICE” è quindi un’agenzia federale di polizia costituita all’interno del Dipartimento della sicurezza interna (DHS), che vigila sull’immigrazione e sulle dogane, concentrandosi sulla sicurezza nazionale, sul controllo delle frontiere e sulla sicurezza pubblica attraverso indagini, arresti e allontanamenti, operando sia a livello nazionale che internazionale.
Nel secondo mandato Trump, dopo aver ricevuto oltre 220.000 domande di ammissione da parte di “patrioti” americani (così è scritto nella pagina del sito dedicata al reclutamento), l’ICE ha superato di gran lunga l’obiettivo iniziale di 10.000 nuovi agenti e funzionari all’anno. Risulta che il personale è raddoppiato passando in breve tempo da 10.000 a 22.000.
Vengono reclutati tra uomini e donne che hanno avuto sì esperienza nelle forze regolari federali, ma che sono stati allontanati dai loro uffici per problemi di disciplina, oppure sono ex militari che dopo aver sostenuto una o due campagne in zone di conflitto all’estero, sono stati messi a riposo per problemi psichici accumulati in azione.
Durante i primi nove mesi della seconda presidenza Trump si sono verificati oltre 170 episodi in cui agenti ICE hanno trattenuto cittadini statunitensi contro la loro volontà.
Questi casi includevano cittadini americani anche solo “sospettati” di essere immigrati clandestini.
Gli agenti ICE sono persone spesso con scarso autocontrollo, dedite a metodi violenti e repressivi, assolutamente inadeguate a interagire con cittadini comuni e indifesi avendo avuto solo esperienze di tipo militare o paramilitare.
È una sorta di milizia come erano quelli della Wagner destinati alla difesa di Putin.
Ricordano molto le bande mercenarie del medioevo le cui sanguinose e sanguinarie scorribande sono più che tristemente note al soldo di questo o quel despota.
Non quindi “eroici agenti assegnati alla difesa della popolazione” ma manovalanza armata.
Ecco perché quei tre spari senza motivo, ecco perché quell’impulso omicida non represso, ecco perché quella vita spezzata.
Sempre nel disgustoso silenzio di Trump.


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In God we trust, oppure Gott mit uns?