Julian Assange è libero e ha lasciato il Regno Unito e la prigione vicino Londra dove era stato incarcerato per cinque anni, in una cella di 2 metri per 3, isolato 23 ore al giorno.
“Assange dopo più di cinque anni presto si riunirà alla moglie Stella Assange e ai loro figli, che hanno conosciuto il padre solo da dietro le sbarre”, dichiara una nota emessa dal suo staff. Tutto è stato possibile in seguito a un patteggiamento con il dipartimento di giustizia americano.
Assange, ha accettato di dichiararsi colpevole di un reato che accerta il suo ruolo in una delle più grandi divulgazioni di notizie ritenute riservate dalla sicurezza americana, ma il Dipartimento di Giustizia Usa ha rinunciato a tutta quella somma di accuse che avrebbero comportato una condanna monstre di 175 anni di reclusione.
Secondo i termini dell’accordo infatti la condanna sarò a soli 62 mesi di reclusione che equivale agli oltre cinque anni che Assange ha già scontato nel carcere di massima sicurezza Londinese mentre lottava contro la concessione della estradizione negli Stati Uniti.
Il patteggiamento riconosce il tempo già trascorso nel carcere è ha consentito ad Assange di essere liberato e di lasciare immediatamente la Gran Bretagna per tornare in Australia.
Assange è stato perseguito e perseguitato dalle autorità statunitensi sino a ieri sera per aver pubblicato documenti militari riservati forniti dall’ex analista dell’intelligence dell’esercito Chelsea Manning nel 2010 e nel 2011. Le ragioni, secondo gli Usa, risiedevano nel fatto che moltissime delle informazioni divulgate mettevano in serio pericolo la sicurezza Usa e soprattutto la incolumità degli agenti dei servizi di sciurezza che operavano in tutto il mondo.
Di qui la tenacia con la quale gli americani si sono accaniti contro Assange e soprattutto la pesantezza delle accuse.
Questa marcia indietro così clamorosa degli Stati Uniti dimostra che probabilmente più che ragioni di sicurezza volevano far pagare al giornalista australiano il fatto di aver rivelato situazioni di gravissimo imbarazzo nelle diverse operazioni militari condotte dagli american, tra cui quelle in Iraq e Afghanistan. Operazioni che definire poco pulite è un eufemismo e che hanno intaccato quella immagine di “sentinella della sicurezza del mondo” alla quale gli Usa tengono tanto.
Il patteggiamento raggiunto interrompe una persecuzione che stava diventando più sospetta che imbarazzante, ma è anche una implicita e anche clamorosa confessione della speciosità e della funzione strumentale delle accuse verso Assange.
Il giornalista australiano dovrebbe essere già sbarcato a Camberra.

