di Antonino Di Stefano – Segretario nazionale Liberalsocialisti per l’Italia
La tragedia delle guerre nel mondo, dall’aggressione israelo-americana al regime teocratico iraniano a quella russa all’Ucraina, con lo spettro della recessione su scala mondiale a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, con un nuovo shock petrolifero, evidenziano vieppiù i temi della difesa della democrazia, della rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti sociali più deboli e della regolazione del mercato, a fronte in Italia del bieco elettoralismo dei satrapi del potere della cosiddetta “Seconda Repubblica”.
E’ di tutta evidenza l’esigenza della presenza della cultura e della politica di ispirazione socialista democratica e liberale nel nostro Paese, nei confronti della sinistra italiana o, per meglio dire, rispetto a ciò che purtroppo rimane di questa grande tradizione.
Negli ultimi 30 anni si è assistito, purtroppo, ad una sinistra che al governo ha dato luogo a norme regressive sui diritti del lavoro, all’attacco sistematico ai sindacati – che, di loro, hanno compiuto diversi gravi errori – ad una politica economica sul lato dell’offerta, all’abbandono del Mezzogiorno: insomma, l’antitesi di una visione socialista.
E ciò è avvenuto, nel mentre la destra si è riorganizzata lungo l’asse neonazionalista e populista.
Non c’è bisogno, però, di una sinistra radicale, protestataria e anti-moderna, ma davvero riformista e di governo, che si candidi a guidare il Paese, sulla base delle idee tradizionali delle socialdemocrazie e dei laburisti in Europa, aggiornate nell’attuale contesto storico: intervento pubblico in economia di tipo neo-keynesiano alternativo al liberismo, welfare state riformato, redistribuzione fiscale dei redditi, democrazia economica, investimenti promozionali per lo sviluppo del Mezzogiorno in un quadro euro-mediterraneo, impegno per la revisione delle norme-capestro per i cittadini europei di Maastricht, cancellazione definitiva del Patto di Stabilità.
Servono la cultura, i programmi e l’azione politica del socialismo liberale e riformista quale risposta ai problemi del Paese.
Per la politica e la società italiane è attuale per intero la “Questione socialista”, intesa non solo come doveroso recupero di una storia e una tradizione che sono alla base della nascita e dello sviluppo nel nostro paese di una sinistra protagonista nelle istituzioni democratiche delle conquiste sociali e civili, ma anche, di un rigoroso profilo programmatico che ponga al primo posto il tema del lavoro e delle sue tutele e dei diritti dei ceti popolari.
In questi valori e in queste motivazioni si basa l’Appello che viene lanciato a chi si riconosce in essi: formazioni politiche, ai circolo culturali, alle fondazioni, ai sindacalisti e ai rappresentanti delle organizzazioni di rappresentanza collettiva, per un’azione unitaria, che superi divisioni non per i socialisti ma per il Socialismo in Italia.
E’ attuale quanto scrisse lucidamente Pietro Nenni all’alba degli anni 80 del secolo trascorso, prima della sua scomparsa sull’Almanacco socialista:
“Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire!”.

