Quando dei giovani palestinesi di Bologna, città famosa per la sua civiltà e la sua accoglienza, inneggiano al 7 ottobre e poi rivendicano la possibilità di farlo (c’erano anche non pochi italiani) in un’assemblea pubblica in nome della libertà di parola, mi vengono in mente molti ricordi. Quando, ad esempio, si inneggiava alla rivoluzione culturale cinese che costò milioni di morti, quando anche L’Unità esaltava Pol Pot che di cadaveri ne lasciò un numero esagerato rispetto alla sua popolazione, o quando Pci e Psi esaltavano Stalin che di vittime ne causò milioni tra i quali i tre e passa di ucraini, lasciati morire di fame durante l’Olomodor, nonché l’eliminazione dei due terzi del Comitato centrale del suo partito mandati alla fucilazione col marchio del tradimento. Non é dunque la prima volta che si esaltano stragi. Ma rispetto a quella del 7 ottobre si trattava di stragi o sconosciute o talmente lontane da noi che una comunicazione ancora primitiva e di parte si riteneva avesse deformato, quando non letteralmente inventato. Il 7 ottobre é invece stato meticolosamente documentato, con foto e registrazioni che ne hanno segnalato la ferocia immane: trecento ragazzi che assieme ad altri stavano pacificamente e allegramente festeggiando sono stati colpiti a morte dopo essere stati inseguiti in mezzo ai campi, intere famiglie sono state trucidate nei kibbutz, bambini e neonati sono stati infilzati dalle pallottole dei terroristi e alcuni orrendamente massacrati. E’ stata registrata una conversazione tra un terrorista e suo padre che fa rabbrividire. “Papà ho ucciso nove ebrei”. E il padre: “Bravo, sono orgoglioso di te, come vorrei essere lì”. Ugualmente questi giovani palestinesi esaltano, alla stregua di Hamas, del quale ostentano le insegne, questo feroce massacro e lo vogliono festeggiare, nel giorno stesso dell’agghiacciante evento, in una delle piazze principali di Bologna in nome della libertà di parola. Ma la libertà di parola in Italia é assoluta? No, essa é regolata dalle leggi e soprattutto dalla Costituzione. L’articolo 21 della Carta stabilisce che tutti hanno il diritto ad esprimere le loro idee. La legislazione pone dei limiti, in particolare per prevenire o reprimere la diffamazione, la calunnia, l’incitamento all’odio, le lesioni al buon costume e le minacce alla sicurezza dello stato e dell’ordine pubblico. Altro che libertà di parola assoluta. Non si può ad esempio incitare all’odio verso una razza, non si possono esaltare i campi di concentramento nazisti (incitamento all’odio), non si può fare apologia di fascismo e nemmeno propagandare una strage come quella del 7 ottobre (eguale incitamento all’odio). In linea col dettato costituzionale e con le leggi successive la polizia é dunque intervenuta per sciogliere a Bologna la manifestazione. Stona che poi, nello stesso giorno, il sindaco Lepore abbia offerto la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, reduce dall’irrisione del sindaco di Reggio, reo di aver ricordato gli ostaggi israeliani, e giustificazionista rispetto al terrorismo di Hamas, ma anche protagonista della fuga in televisione dopo che era stata citata la Segre, scampata ai campi di sterminio nazisti. Una scelta grave quella di Lepore, primo cittadino della città felsinea, anche più grave della decisione di Reggio Emilia di fregiarla del primo tricolore, perché i due episodi erano già avvenuti e Bologna poteva valutare la congruità della sua opzione. Ma si sa, nel campo largo, tranne che per Renzi e uno sparuto gruppo di coraggiosi riformisti del Pd, non c’é aria di revisioni. Sbattere la testa contro il muro marchigiano e calabrese non é bastato.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
Mauro con questa gente non si va da nessuna parte ecco perché io insisto sul fatto che il terzo Polo deve essere alternativo alla destra e distinto e distante da questa sinistra. Meglio soli che male accompagnati
Non c’è dibbio. E’ indispensabile rifare il terzo polo, con coraggio, e per nascere deve essere distinto dalla sinistra dell’asse Landini, Conte Schlein e dfistintyo e distante dalla destra. Forse è un po’ contraddittorio che per lavorare ad un nuovo Terzo Polo, invece di unirsi, si costituisca un nuovo partitino. Bisogna lavorare per mettere tutti i vari cespugli allo stesso tavolo e con coraggio rifondarsi tutti insieme
Si legge che Odifreddi (matematico e sedicente intellettuale), dichiara in TV che quella di Hamas è resistenza, inoltre non una parola di imbarazzo sui cartelloni vari che inneggiano al massacro del 7 ottobre.
Addirittura tira in ballo Mandela, cioè fa un parallelo tra l’esperienza di Mandela bollato come terrorista a suo tempo e Hamas vittima dello stesso destino secondo lui e perciò similmente nobile.
Questa gente, (presenza fissa non si sa perché nei media italian)i non capisco se, oltre che vittima della propria religione ideologica, siano anche semplicemente scarsi nelle analisi comparative.
Confondono volutamente il radicalismo islamico con la libertà, la violenza col diritto, inneggiano alle armi quando sono di un colore e si dicono contro le armi se sono di un altro, pensano che lo stupro, il sequestro, la tortura, la crudeltà e l’omicidio brutale siano resistenze…
Per cosa si batteva Mandela e come? E Hamas? È indecente anche solo accostare i due nomi.
D’altronde ricordo un confronto degli scorsi anni tra Odifreddi e Barbujani (genetista di fama e divulgatore) in cui il matematico sosteneva con arroganza e scarsa preparazione su un argomento non suo che le razze esistono. Esattamente, le razze. La teoria della razza.
Il genetista ed esperto della materia Barbujani ovviamente sconvolto, in primis per l’ obbrobrio scientifico appena proferito.
Io sconvolto anche per l’osceno pozzo ideologico dietro a quella posizione.
Questi sono i personaggi che ci propone il media mainstream giorno dopo giorno dopo giorno.
Con un simile martellamento senza che nessuno mai li rimetta al proprio posto poi ci si meraviglia dell’ ignoranza e dell’ imbarbarimento dei cittadini.