di Mario Michele Pascale
“ANNUS HORRIBILIS 1992. Se Tangentopoli non fosse mai accaduta” è il titolo del nuovo romanzo ucronico scritto a quattro mani da Erik Cavalieri e Luca Borgogni. Edito da Mario Pascale, il volume si inserisce nel solco delle narrazioni speculative che uniscono rigore storico e immaginazione, offrendo al lettore una meditazione potente: come sarebbe cambiata l’Italia se lo scandalo di Mani Pulite non avesse mai preso piede?
Il libro parte da un punto di rottura: l’arresto di Mario Chiesa, considerato l’innesco dell’intera stagione giudiziaria del 1992, qui viene gestito con maggiore cautela dal Partito Socialista e dalla Democrazia Cristiana. Invece del collasso, le due forze cardine della Prima Repubblica resistono, tamponano, e ristrutturano dall’interno il sistema politico. La magistratura – privata delle sue punte di diamante – non riesce a coordinare un’azione d’impatto nazionale. Di Pietro muore prematuramente, in circostanze misteriose, Falcone e Borsellino seguono tragici destini, ma il “Sistema Italia” regge.
Cavalieri e Borgogni si muovono con padronanza attraverso i documenti, la stampa dell’epoca e gli eventi cruciali del 1992, per riscriverli con una meticolosità degna della miglior storiografia alternativa. Il romanzo è infatti costruito come un vero e proprio dossier di fonti giornalistiche, tra inserti del Corriere, La Repubblica, Il Giornale, La Stampa e Il Sole 24 Ore – tutti apocrifi, eppure estremamente credibili. Questa struttura “mimetica” produce un effetto straniante: il lettore viene catapultato in un’Italia familiare ma completamente riscritta, in cui Bettino Craxi torna a Palazzo Chigi, Giulio Andreotti è eletto Presidente della Repubblica e la DC si riorganizza contro il pericolo dell’indipendentismo meridionale e dell’ascesa leghista.
Dal punto di vista letterario, Annus Horribilis si distingue per una capacità affabulatoria che mescola rigore e invenzione. L’alternanza di voci, toni e formati testuali – dall’articolo d’agenzia alla dichiarazione ufficiale, fino al dialogo privato tra politici – rende la lettura coinvolgente e immersiva, in perfetto equilibrio tra romanzo storico e inchiesta immaginaria.
Non è un semplice “what if”, ma una riflessione profonda sulle occasioni mancate e sulle derive della Seconda Repubblica. Cosa abbiamo perso (o guadagnato) con la fine del sistema dei partiti? È davvero finita la corruzione o si è solo trasformata? E ancora: la nostra giustizia è davvero autonoma dal potere? A trent’anni dai fatti, Cavalieri e Borgogni ci invitano a ripensare l’Italia in un gioco letterario raffinato e inquietante.
—

