Mentre molti italiani si svegliavano per andare a lavoro, alle 6 di stamattina, gli Stati Uniti sono “entrati in shutdown”. E’ la prima volta che accade dopo 7 anni, ma questa è la quindicesima serrata della pubblica amministrazione federale dal 1981. L’ultima chiusura del governo risale al 2018 e al 2019; allora durò 35 giorni; era il primo mandato Trump. A quanto pare si è affezionato…
Ma cos’è lo shutdown? Si tratta di un vero e proprio “congelamento” di una vasta parte dell’amministrazione federale. Tecnicamente è definibile come una particolare procedura che coinvolge il settore esecutivo ogni volta che il Congresso non riesce ad approvare la legge di bilancio.
Oggetto del contendere? L’impasse di bilancio al Congresso americano e le relative diatribe tra i repubblicani fedelissimi a Trump e l’opposizione democratica.
Centinaia di migliaia di dipendenti pubblici si troveranno nei prossimi giorni disoccupati, e allarmanti sono le previsioni sui gravi disagi cui andranno incontro gli utenti dei servizi pubblici. Il caos politico negli States è altissimo: ogni partito accusa l’altro per essere responsabile di questa situazione. Lo stesso Trump ha detto: “i democratici vogliono chiudere tutto, noi no”.
Battendo i governativi con 55 voti contro 45, i democratici del Senato americano hanno bloccato la proposta di legge dei repubblicani per mantenere aperto il governo federale ed evitare lo shutdown, che è poi di fatto partito alla mezzanotte (ora locale a casa loro). I senatori John Fetterman della Pennsylvania e Catherine Cortez Masto del Nevada sono stati gli unici democratici a disallinearsi col loro partito e votare a favore. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato: “I democratici hanno bloccato il governo federale perché il presidente Trump non costringerà i contribuenti a pagare l’assistenza sanitaria gratuita per gli immigrati clandestini”. E ha continuato: “I rappresentanti eletti dai democratici stanno punendo i propri elettori per combattere in favore degli immigrati clandestini. Squilibrati”.
Trump non ha fatto nulla per evitare la stasi. Alla vigilia del voto di ieri è anche arrivato a minacciare di cancellare i programmi sostenuti dai Democratici e quindi licenziare altri dipendenti federali se il governo dovesse chiudere. Ha detto ai giornalisti (testuali parole): «Licenzieremo un sacco di gente, e saranno tutti Democratici». Oltre 150 mila lavoratori dovrebbero lasciare i libri paga federali questa settimana. Si tratterebbe del più grande esodo mai avvenuto negli USA negli ultimi 80 anni. Ma non dimentichiamo che già altre decine di migliaia di dipendenti statali sono già stati licenziati da inizio anno.
La Small Business Administration ha dichiarato che smetterà di erogare prestiti. L’Agenzia per la Protezione Ambientale sospenderà alcune iniziative di bonifica dall’inquinamento. Due sindacati dei dipendenti federali hanno intentato una causa per impedire i licenziamenti di massa. Ma sembra tutto inutile; alcune agenzie federali hanno già emanato piani dettagliati sulle chiusure anche degli uffici che svolgono ricerche scientifiche, assistenza clienti e altre attività considerate “non essenziali”. Le truppe militari, le guardie di frontiera e altri soggetti che svolgono lavori considerati “essenziali” rimarranno invece al lavoro, ma senza essere pagati finché il Congresso non risolverà la situazione di stallo. Stallo che, ufficialmente, nasce da una controversia sull’immigrazione, collegata alle spese sanitarie.
I Democratici affermano che qualsiasi disegno di legge sulla spesa pubblica deve anche rendere permanenti i sussidi dell’Affordable Care Act, in scadenza a fine anno. Senza trovare un accordo, i costi sanitari per 24 milioni di americani aumenteranno drasticamente, e avranno un impatto sproporzionato negli stati controllati dai Repubblicani (come la Florida e il Texas) che si sono rifiutati di promulgare parti della legge, quelle che forniscono copertura alle persone a basso reddito. I Repubblicani si dicono aperti a una soluzione, ma accusano i Democratici di tenere in ostaggio il bilancio per soddisfare le richieste della loro base elettorale in vista delle elezioni di metà mandato del 2026.
I Repubblicani propongono di arrivare a una soluzione sulle agevolazioni fiscali in scadenza, continuando comunque ad accusare i Democratici di utilizzare la proposta di legge di finanziamento provvisoria per incanalare i sussidi sanitari governativi per gli immigrati illegali negli Stati Uniti. I democratici, invece, ricordano apertamente che la legge proibisce a “un gruppo di persone residenti negli Stati Uniti di ricevere tale assistenza”, e dunque che la loro legislazione non cambierebbe affatto la situazione.
Ad ogni modo, una è la certezza: come riporta l’ufficio del Congresso, lo shutdown costerà all’economia statunitense 3 miliardi di dollari, pari allo 0,02% del prodotto interno lordo.
Altro che dazi! Ma contenti loro ….

