Altro che manita, è stato uno schiaffatone a mano aperta di quelli che ti ritraggono le cinque dita sulla faccia e te le lasciano per un anno intero.
La partita l’hanno vista tutti, tifosi e gufi, e quindi non vale la pena raccontarla.
Dominio assoluto. Non si sa se dovuto alla forza straripante del PSG o al pessimo approccio mentale della squadra nerazzurra.
Magari avrebbe perso lo stesso, anzi certamente, ma non con un risultato così umiliante tanto da battere un record negativissimo: il peggior passivo in finale di tutta la storia della Coppa dei Campioni – Champions League.
Mai una squadra aveva perso 5 a 0.
Pija, pesa, incarta e porta a casa.
Il prato verde di Monaco lascia in bocca un amaro di fiele che sarà duro da digerire, quello di San Siro, dove si era radunata la parte nerazzurra di Milano, ha lasciato la mestizia dell’umiliante abbandono addirittura sul 3 a 0.
Il resto l’hanno sentito via radio nella Metro.
C’est la vie.
Ma non è solo la partita, è il bilancio dell’intero periodo nerazzurro a essere fallimentare.
Si sa il calcio è fatto di cicli. A volte si ripetono, a volte restano un unicum come fu per il Genoa nell’anteguerra o per il grande Torino nella seconda metà degli anni ’40.
Per Juve, Inter e Milan, invece, i cicli si sono ripetuti, per qualche anno sono stati all’apice, poi periodi di buio in attesa che tornasse a splendere il sole.
A volte sei incudine a volte sei martello.
Il problema è che quando sei martello devi menare forte e di santa ragione cercando di portare a casa il massimo risultato.
L’obiettivo, ovviamente, è quello di vincere, e non una volta sola, il trofeo continentale, che a forza di vincere scudetti si muore di noia.
Felice la frase di chi disse: “passare una vita a vincere scudetti è come passare una vita a fare l’amore solo con la moglie”. (Anonimo di Sulmona)
E già, perché, non è cosa ignota che l’obiettivo delle major del campionato italiano è quello di essere protagoniste in Europa, più che in Italia, soprattutto per l’incredibile ritorno economico che ne deriva.
Il resto è fuffa.
Ma è proprio su questo terreno che il curriculum nerazzurro è deludente.
Sette, le finali giocate, di esse tre quelle vinte.
Le prime due nel 1963-1964 con il Real Madrid e nel 1964-1965 con il Benfica.
La successiva nel 2010 con il Bayern Monaco.
Tra le une e l’altra sono passati 45 anni. Per la prossima l’appuntamento è al 2055.
La Juve ha fatto peggio: 7 finali perse più due vittorie. Una, quella dell’Heysel, che è dura da conteggiare.
Non c’è dubbio che, nella storia del calcio italiano, quando è stato martello le picchiate più forti l’ha date il Milan.
Sette le Champions vinte, tra il 1963 e il 2007, e undici le finali complessivamente disputate.
Il segreto sta tutto lì, approfittare fino in fondo quando si è martello, perché poi, quando si torna a essere incudine, so’ cazzi brutti.
Ça va sans dire.


1 commento
Caro Massimo, si intravvede nello scritto una malcelata e ironica soddisfazione di stampo rossonero. Tutto vero quel che dici, tranne la finale col Real Madrid che si svolse a Vienna nel 1963 e non nel 1965. Io cone sai non faccio il tifo per nessuna squadra di serie A ma solo per l’undici granata della mia città che milita in serie B. E sono contento se tutte le squadre italiane vincono e triste se perdono. Capisco però se oggi i milanisti sono particolarmente Allegri…. Tuo mauro