Una sconfitta o un rilancio per Emmanuel Macron? Sì perché, nella Repubblica semipresidenziale francese, la notizia non é tanto rappresentata dalle dimissioni della Premier Elisabeth Borne, quanto da quello che accadrà adesso in seguito al conseguente cambio di Governo. Inventata e creata dal Presidente, ha condotto per quasi due anni l’Esecutivo portando a termine punti essenziali del programma di En Marche e della successiva coalizione come la riforma delle pensioni e la normativa sull’ emigrazione. Punti qualificanti ma estremamente caldi e controversi che hanno diviso e frammentato la popolazione. Sul primo l’opposizione, ma soprattutto la sinistra di Jean Luc Melenchon, ha giocato la carta della rivolta sociale, con manifestazioni di protesta, organizzate dai sindacati e dai lavoratori, che hanno assunto notevoli dimensioni nella capitale e in altre realtà con punte ed episodi di violenza urbana. Sulla questione dei migranti una scatenata Marine Le Pen ha mobilitato le piazze della destra xenofoba facendo toccare al suo partito punte di consenso mai raggiunte puntando sul malcontento dei cittadini. La Borne ha saputo, nonostante questi problemi, reggere saldamente il timone anche quando, nel giugno 2022, nel pieno delle contestazioni, aveva rassegnato le dimissioni subito respinte da Macron. E non dimentichiamo che, durante il suo periodo di Governo, la guerra in Ucraina e il recente conflitto medio-orientale tra Israele e i terroristi di Hamas, avevano condizionato notevolmente la politica francese a livello internazionale con conseguenze anche sul piano interno. Da questi fatti però paradossalmente Elisabeth Borne ne aveva tratto giovamento sul piano personale e politico in quanto la sinistra si era presentata divisa sulla condanna del terrorismo palestinese e l’estrema destra parimenti sulla questione dell’ invio di armi a Kiev. E quindi, quando l’otto gennaio, la Premier ha scritto, nella missiva inviata al Capo dello stato, di aver preso la decisione di dimettersi, nessuno ha pensato a un colpo di testa personale ma bensì a un gesto ampiamente concordato con Macron, che infatti, dopo averle manifestato tutto il suo apprezzamento per quello che ha fatto nell’ interesse del Paese, le ha prontamente accettate. Si capisce bene che il Presidente della Repubblica non sia tanto sprovveduto da aprire una crisi al buio in un periodo così delicato a livello interno ed esterno e a qualche mese dalle elezioni europee, che, anche per il momento di crisi tedesco, potrebbero regalare alla Francia quel ruolo di protagonista sempre agognato dalla politica della grandeur. E così mentre, dalle opposte sponde, Melenchon e Le Pen si presentano come quelli che, con le loro iniziative, hanno provocato la caduta del Governo, in realtà si ha la sensazione che tutto si sia svolto sotto la regia di Emmanuel Macron e che il nuovo quadro verrà dipinto in breve tempo essendo già chiaro nella testa del Presidente della Repubblica. Ci sono due nomi in pole position come nuovo Primo Ministro: l’ attuale Ministro dell’Istruzione Gabriel Attal e quello della Difesa Sebastien Lecornu. Si tratterà anche di vedere se Macron (cosa probabile) sceglierà un nome controllabile di e sicuramente fedele o una persona più indipendente, con tutti i rischi del caso. Servirà sicuramente un Premier che sia gradito anche ai gollisti, i cui voti, in Parlamento, si sono rivelati indispensabili per conservare la maggioranza ed evitare le elezioni anticipate. Elezioni di cui tutti si riempiono la bocca ma che destra e sinistra e lo stesso Macron temono non essendo sicuri del consenso dei francesi. La crisi che si è aperta in Francia con le dimissioni della Borne, pare quindi saldamente pilotata. E con un uomo dalla personalità e dalla cultura politica di Emmanuel Macron non poteva che essere così.

