L’EPPO è lo European Public Prosecutor’s Office. E ci ha appena detto che abbiamo il primato delle indagini per frode ai fondi europei. Eravamo campioni anche nel 2021, quando l’organismo indipendente avviò i suoi lavori. Dei 515 casi arrivati tra giugno e dicembre 2021 alla Procura UE, ben 102 furono italiani. Allora, il primo rapporto annuale conteggiò che in Italia il danno per frodi relative ai fondi europei fosse pari a 1,7 miliardi di euro. Di questi, la maggior parte riguardava l’IVA transfrontaliera. Furono sequestrati 40 miliardi di euro, con un solo rinvio a giudizio.
E oggi? Il rapporto 2023 della super-Procura europea dimostra che l’Italia è il Paese con il valore più alto in termini di danni finanziari al bilancio dell’UE per malversazione. Parliamo di 7,38 miliardi di euro totali su 618 indagini attive. Di questi, ben 5,22 miliardi derivano da frodi all’IVA. Non solo: siamo anche i primi per le indagini avviate sui finanziamenti legati al NextGenerationEU. SI tratta di 179 indagini su un totale di 206 inchieste attive fino alla fine del 2023.
Complessivamente, lo scorso anno 2023 la Procura europea ha chiuso il suo operato con 1.927 indagini attive, e un danno complessivo stimato per il bilancio dell’UE di 19,2 miliardi di euro, di cui 59% legati a gravi frodi transfrontaliere in materia di IVA. Più della metà di queste hanno origine in Italia e in Germania, seguite a ruota da Portogallo e Francia. Si tratta di uno specifico tipo di frode che di solito coinvolge organizzazioni criminali molto sofisticate, con operazioni impossibili da scoprire attraverso indagini puramente nazionali.
Il procuratore capo europeo Laura Codruța Kövesi, direttrice dell’EPPO, spiega: “L’entità delle frodi che ledono gli interessi finanziari dell’UE, in particolare sul lato delle entrate del bilancio, si spiega solo col forte coinvolgimento di importanti gruppi della criminalità organizzata“, gruppi che hanno come bersaglio soprattutto le nuove ingenti fonti di finanziamento dell’UE, tra cui proprio il NextGenerationEU: un danno stimato di oltre 1,8 miliardi di euro.
L’EPPO, sorta di mega procura europea, è attivo a Bruxelles dal 1° giugno 2021. Il suo compito è vigilare sul bilancio europeo e sulla gestione degli oltre 750 miliardi di fondi UE destinati alla ripresa comune post-pandemia. A tal fine, l’organismo persegue e porta a giudizio tutti i possibili reati finanziari, dal riciclaggio di denaro alla corruzione, fino alle più svariate tipologie di frodi. Spesso le indagini coinvolgono più Stati membri al contempo. https://www.eppo.europa.eu/en
Sono le singole autorità nazionali dei singoli Stati a individuare in prima istanza i potenziali reati di competenza della Procura europea. Ma si tratta di un lavoro che non viene portato avanti allo stesso modo da tutti i 22 Stati aderenti all’iniziativa. Inoltre, circa la metà delle denunce che arrivano all’EPPO provengono direttamente da privati, tra cui molte ONG e perfino comuni cittadini. “In alcuni Paesi il livello di rilevamento è molto basso. In alcuni non ci sono istituzioni specializzate in certi crimini”, dice Kövesi, “in altri, invece, questi tipo di frode non è una priorità”. Come nel caso di Malta: zero indagini in corso. Ma questo, sulla carta. Secondo la procuratrice capo, infatti, ciò sarebbe dovuto non tanto alla scarsità di questi reati finanziari, quanto a un peggior controllo da parte delle autorità dell’isola. “Chi non cerca, non trova”, si sa.
Nel complesso, Kövesi si dice soddisfatta di questi primi anni di attività dell’EPPO. Un vero successo: “Abbiamo registrato e analizzato più di 2.800 denunce di reato, con 515 indagini ad ora attive“. E conclude, lungimirante: “Abbiamo solo iniziato a cambiare il paradigma delle indagini transfrontaliere nell’UE”.
Allora buon lavoro, Frau Kövesi.

