Lo scorso fine settimana, mentre molti erano al mare e molti altri lottavano contro le alluvioni, il Comando statunitense delle forze militari in Europa ha alzato il livello di vigilanza nelle sue basi sparse nel vecchio continente.
La notizia è apparsa sulla stampa americana, e le cause sarebbero da rintracciare in una combinazione di fattori, tutti suscettibili di avere un forte impatto sulla sicurezza e sulla difesa dei militari statunitensi (e delle loro famiglie) stanziati oltreoceano.
L’allarme permarrà durante tutti i mesi estivi. La nota è stata diffusa con urgenza domenica 30 giugno a tutte le base militari statunitensi in Italia e in Europa.
La CNN, riportando le dichiarazioni di due dirigenti americani, spiega che l’innalzamento della soglia di allarme è stato deciso per il timore fondato di un attacco terroristico contro personale o strutture militari statunitensi. Le basi, inclusa la guarnigione dell’esercito USA a Stoccarda, dove ha sede il comando europeo degli Stati Uniti, hanno alzato il livello di allerta alla condizione di protezione “Charlie”.
La nota stabilisce che “in collaborazione con le nazioni ospiti, gli alleati e i partner, e attraverso un confronto tra le varie realtà del settore, il Comando americano delle forze in Europa (Useucom) monitora costantemente il livello di sicurezza a salvaguardia dell’incolumità dei suoi militari e delle relative famiglie“. Inoltre, Useucom ha segnalato:
“l’importanza di una comunità coesa costituita da personale informato che sappia, in caso di attività sospette, a chi riportare informazioni e come evitare pericoli“.
Il giorno dopo, lunedì 1 luglio, il Comando Nato di Reazione Rapida e Multinazionale di Solbiate Olona (Varese), è diventato il quartier generale della nuova forza di reazione della Nato, l’Arf – Allied Reaction Force. Questo a conferma di un sostanziale ampliamento dell’assetto operativo di intervento dell’Alleanza, come deciso nel 2023 durante il summit Nato di Vilnius. L’obiettivo dell’Alleanza è quello di aumentare la propria capacità di deterrenza e difesa, nonché quella di prevenzione, gestione della crisi e sicurezza cooperativa.
Col nuovo assetto operativo crescerà il numero di soldati coinvolti, che arriveranno a 300 mila unità; insieme a loro, aumenteranno anche i mezzi e le tecnologie a disposizione delle forze Nato. Il cambiamento è definito come “necessario a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia“.
Il nuovo comando, stanziato quindi in Italia, nel cuore del mediterraneo, si avvarrà di una nuova serie di unità militari: la First UK division, lo Spanish Special Operations Command, le Naval Striking and Support Forces Nato, il Comando Italiano delle Forze Marittime, il Nato Space Center e il Nato Cyber Operation Centre. Definirle élite militari è poco.
L’entrata in vigore del nuovo assetto operativo Arf è stato celebrato lunedì scorso proprio nella base Nato di Solbiate Olona, con la partecipazione della massima autorità militare in Europa, il generale Christopher G. Cavoli, e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale di corpo d’armata Carmine Masiello.
L’operatività del nuovo comando Nato è stato anticipato da approfonditi studi accademici e da addestramenti militari specifici, tra cui la Steadfast Deterrence 24, che si è svolta a maggio 2023 in Norvegia. La Nato ha già programmato ulteriori esercitazioni da compiersi nei prossimi due anni.
Quindi il nostro paese è stato scelto come quartier generale schierabile in aree di crisi. “La creazione di questa forza” ha dichiarato il generale Cavoli
“rappresenta uno dei maggiori passi in avanti del viaggio che la Nato ha intrapreso per difendere ogni singolo centimetro del territorio dell’Alleanza“.
Per chi suona la campana?


1 commento
Sono cavoli nostri.