Quanto sia importante la difesa dei diritti dei lavoratori emerge necessariamente intorno ad ogni legge di bilancio e ad ogni scelta in materia fiscale e di politica estera. Le più recenti rilevazioni statistiche sul gettito Irpef e sull’ evasione fiscale parlano chiaro: i lavoratori dipendenti e i pensionati sono essenziali per la tenuta economica dello Stato e il recupero delle imposte evase o eluse sarebbe fondamentale per colmare il divario che esiste fra le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, le pensioni e l’ inflazione reale.
È altrettanto evidente che la pianificazione industriale ed ecologica non sono all’ altezza delle legittime aspettative dei cittadini, soprattutto dei più giovani, costretti ad impegnarsi sfidando una burocrazia interna soffocante per studiare, nella “migliore prospettiva” di emigrare.
Aggiungerei che la pianificazione politica sull’ assetto dei servizi sanitari e scolastici è particolarmente carente e slegata dai reali problemi dei cittadini.
La forbice fra un contenuto gruppo di super-ricchi e tutti gli altri si allarga sempre di più: la qualità dei prodotti alimentari offerti dalla grande distribuzione, le difficoltà di accesso alle cure e all’ istruzione universitaria pubblica di elevata qualità ne offrono testimonianza.
Come sperare di convincere gli italiani che il bilancio economico è in fase di miglioramento e garantirà una qualità della vita migliore – anche se a costo di un ulteriore periodo di austerità, in un contesto caratterizzato dall’ assenza di un controllo del costante aumento del costo della vita, nella pratica rilevato solo a fini statistici; in cui l’ occupazione, che si dichiara vicina ai massimi storici, ha come tratto distintivo la precarietà? Come si può , se il lavoro povero dilaga, se un cinquantenne che non ha ancora finito di pagare un mutuo per l’ acquisto di una prima casa viene salutato e liquidato da un datore di lavoro con qualche mensilità? Come propagandare l’ esistenza di aiuti alle famiglie se anche pagare il corso per conseguire una patente di guida per un figlio e poi procurargli una prima auto diventano spese rilevanti?
Anche fornire l’ opportunità di prepararsi adeguatamente per superare un test universitario statale significa affrontare spese che non sono alla portata dei più mentre accessi e percorsi facilitati vengono garantiti a chi è disposto a pagare rette danarose nelle università private! Come pensare di poter sostenere il mercato dell’ auto elettrica quando una di queste costa quasi quanto un monolocale e quando le famiglie fanno fatica a sostenere anche solo il costo del carburante e del pedaggio autostradale?
Si potrebbe scrivere un trattato, poi, per riassumere le criticità del sistema sanitario pubblico e privato.
Qualche riflessione di questo tipo già mi fa credere impossibile evitare le proteste e soprattutto impossibile sopprimerle, limitando più di quanto già non lo sia il diritto di sciopero.
Solo di fronte a pesanti problemi di gestione del potere e del consenso, un Governo giunge a concepire normative per contenere la libertà di pensiero e di azione, che incidono sul diritto di critica e di cronaca, sui mezzi di indagine dei magistrati e sulle manifestazioni del pensiero dei cittadini!
Le espressioni “massimaliste” di dissenso del Segretario CGIL Maurizio Landini e le ferme rimostranze del Segretario UIL Pierpaolo Bombardieri sulla perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, sulla crescita della precarietà e del lavoro nero, sui tagli ai servizi pubblici, sui rinnovi dei contratti pubblici scarsamente finanziati, sui condoni fiscali, sull’assenza di prelievi fiscali sugli extraprofitti, sull’assenza di politica industriale, sulle misure di contenimento del dissenso previste dal disegno di legge noto come “d.d.l. sicurezza” all’attenzione del Senato, tutti temi dello sciopero, sono ancora assolutamente legittime nel nostro ordinamento e la loro forte motivazione è stata dimostrata dalla larga adesione dei lavoratori registrata allo sciopero generale del 29 novembre.
Lo sciopero generale è una grande dimostrazione democratica e civile che connette i lavoratori con le proprie imprescindibili prerogative a cui, in una Repubblica fondata sul lavoro, bisogna prestare attenzione e cura. Per questo esiste la concertazione: i lavoratori sono le fondamenta della nostra Repubblica.
Fa specie, però, come da anni ormai siano i Sindacati e non anche i Partiti capaci di sensibilizzare e di coalizzare i lavoratori italiani sulle battaglie necessarie a difendere il diritto alla salute, il diritto a ricevere prestazioni sanitarie pubbliche; il diritto al lavoro, alla sicurezza sul lavoro, al salario dignitoso e quindi adeguato al costo della vita; la libertà di pensiero e di sciopero.
I Sindacati, nella peculiare dimensione politica che rivestono, finalizzata a stimolare scelte politiche a tutela dei lavoratori, della loro qualità di vita e del progresso sociale, anche per il 29 novembre hanno proposto lo sciopero, lo strumento principale di protesta dei lavoratori, disposti a privarsi di una giornata di retribuzione, per comunicare disagi e richieste ai rappresentanti del potere politico.
I Partiti, attraverso i loro esponenti, si sono aggregati ai lavoratori in sciopero nelle strade, nelle piazze, con qualche slogan: si potrebbe dire che sono lavoratori anche loro, in fondo, con le stesse necessità di tutti gli altri… Ma non basta e non è ammissibile. La circostanza evidenzia quanto sia necessaria una compagine politica laburista, in Italia, capace di sollecitare la Comunità alla rivendicazione delle legittime aspettative disattese dei lavoratori, degli aspiranti lavoratori, dei pensionati, degli studenti, perché questi cittadini sostengono se stessi, i figli, le imprese e lo Stato, tutti i giorni.
Le manifestazioni non possono essere sempre realizzate attraverso lo strumento dello sciopero, a carico dei Sindacati e dei lavoratori: se avessimo una classe politica concentrata più sulla buona gestione che sulla conquista e sulla conservazione del potere nell’ambito di un’eterna campagna elettorale, lo strumento dello sciopero potrebbe essere utilizzato soprattutto per realizzare migliori condizioni contrattuali, a vantaggio di tutti.


4 commenti
Bell’articolo, uno spaccato preciso sull’attuale situazione lavorativa, fiscale e politica in Italia. Chi ci governa dovrebbe rendersi conto che se per i giovani è difficile immaginare il proprio futuro, nemmeno nella fascia di età sopra i 55 anni si hanno possibilità fluide di cambio lavoro.
I partiti rappresentano interessi di parte.
I partiti attualmente all’ opposizione dovrebbero rappresentare gli interessi di chi un lavoro ce l’ ha (…ancora), di chi non ce lo ha più, di chi non lo ha mai avuto, di chi studia per averlo, di chi è precario o sottopagato.
Questi interessi sono collegati con la politica internazionale e con i vari aspetti di quella nazionale (sanità , istruzione, trasporti, fisco, ambiente, ecc).
Se i partiti che rappresentavano questi interessi, spinti da un sistema elettorale che premia chi “vince”, per cercare maggior consenso diventano invece ambigui, o peggio se passano a rappresentare interessi diversi,
le categorie non più rappresentate cercano altre soluzioni, o perdono ogni fiducia e non votano nemmeno più. Bingo, autogoal.
Se poi quei partiti non sostengono neanche la richiesta dei cittadini di un sistema elettorale dove uno conti uno sorge il sospetto, se va’ bene, di una casta dirigente autoreferenziale o, se va’ peggio, del passaggio ad una “democratura”.
Facendo la benevola ipotesi che infine un’ opposizione credibile porti a poter gestire, almeno in parte, un governo attento alle istanze delle categorie dette sopra, allora questo governo per consolidarsi e far migliorare le condizioni di vita dovrà fare scelte di politica nazionale ed internazionale coerenti con gli interessi delle categorie rappresentate. Lo strumento per gestire la rappresentanza e ottenere questi risultati è il lavoro parlamentare di scelta e realizzazione di obiettivi politici coerenti.
I rappresentanti dei lavoratori devono assumersi il carico di migliorare le condizioni di chi il lavoro c’è l’ ha e di aumentare le possibilità di trovare un lavoro per chi non c’è l’ ha, controllando che i governi e il parlamento svolgano azioni adeguate e rivendicandole se assenti o contrarie (anche con lo sciopero, come no!?).
Quindi partiti e sindacati hanno funzioni diverse, non sovrapponibili ma complementari, che dovrebbero concorrere a realizzare e mantenere condizioni di vita le migliori possibili per il maggior numero di persone possibile.
Il lavoro, posto dalla Costituzione al centro della vita di tutti, deve essere la prima preoccupazione di partiti e sindacati, ognuno nel suo ruolo.
Chiedo scusa perché ho scritto un intervento, invece di un commento.
L’ articolo me ne ha dato spunto perché mi ha fatto riflettere sull’ argomento per me nuovo dei rapporti fra il campo di azione dei partiti e quello dei sindacati.
In questi giorni mi è capitato di parlare con una persona che ha aderito con convinzione allo sciopero generale dello scorso venerdì, alla quale ho espresso la tesi che l’azione di protesta vorrebbe a mio avviso accompagnata da quella propositiva, specie da parte di chi si dichiara fermamente riformista, nel senso che allorché si rivendicano maggiori investimenti per l’uno o altro settore, andrebbe contestualmente detto dove si vanno a togliere le corrispondenti risorse, fatta cento la capacità di spesa come si usa dire, essendovi un tetto di uscite da non superare, vuoi per i . vincoli europei vuoi per ridurre o contenere il debito pubblico (come pure ci viene richiesto).
La risposta venuta dal mio interlocutore è stata quella di doversi innanzitutto puntare sul recupero della evasione fiscale, argomento vecchio se non antico, e fors’anche abbastanza inflazionato, se non consunto, o aumentare casomai il tetto della spesa ammissibile, anche a prezzo di far crescere il debito pubblico, una strada quest’ultima che, da quanto posso capirne, non so quanto sarebbe percorribile, ammesso di volerla imboccare, stante i già detti vincoli europei, salvo il volerli ignorare il che, oltre ad altre eventuali conseguenze sul piano dei finanziamenti comunitari, potrebbe esporci al rischio di venir definiti antieuropeisti, e pure “sovranisti”.
Paolo Bolognesi 03.12.2024