E così ha fatto cadere la maschera.
Alessandro Onorato, la faccia bella della Roma da bere, il tronista degli amministratori, assessore capitolino ai grandi eventi, aveva girato l’Italia per raccogliere adesioni e fondare un nuovo movimento in nome del civismo e della sana amministrazione nella prospettiva di un’area politica moderata e riformista.
Assemblee un po’ ovunque di sindaci, assessori, consiglieri comunali. Poca attenzione, se non lasciati fuori, per quelli che fanno politica, dirigono movimenti o partiti, come se la attività amministrativa fosse la parte esclusiva della politica moderna quando invece della politica ne è solo un corollario.
“In nome del riformismo” diceva raccogliendo il consenso di chi, degli estremismi (di sinistra e di destra), ne ha le balle piene.
Ma spargeva solo facili e ingannatrici illusioni.
Ieri ha presentato il suo partitino.
Progetto Civico Italia. Quasi 1000 persone e tanti ospiti illustri: Conte, Schlein, Fratoianni e tutti i sinistri del Campo Largo.
Mancava Renzi, mancava l’ala riformista del PD, mancava Pina Picierno.
Insomma il sedicente riformista lancia la sua kermesse ma ci sono tutti tranne i riformisti.
Però c’era Goffredo Bettini, non il post, neo, vetero comunista piuttosto il sovietico del terzo millennio, l’intellettuale del PD il più osservante del pensiero comunista, ma non quello europeo di Berlinguer, piuttosto quello bolscevico di Breznev.
È lo scenografo, il regista, l’autore del progetto di Onorato. Altro che riformismo.
Non per niente l’acronimo del partito di Onorato è P.C.I. (Progetto Civico Italia).
E così si spiega tutto.
Ecco perché la Salis non lo è stata a sentire e non ci ha perso tempo.
Ecco perché Renzi e Pina Picierno non se lo sono filato.
Perché l’idea non era quella di creare un’area riformista nel Campo Largo.
Il progetto piuttosto è quello (tipico di Bettini) di creare il braccio armato del PD con il vessillo nobile del civismo, la faccia pulita dei Dem (e dei 5Stelle), un partito che punti a raccogliere un voto moderato ma che poi obbedisca al politburo Conte-Schlein & c.
E queste non sono maliziose congetture.
Lo dice lui.
“Io non ho mai visto un sindaco o un amministratore moderato”, ha risposto alla domanda se con la nuova formazione stesse nascendo una forza moderata.
(Potremmo però allora chiederci che razza di sindaci e amministratori ha incontrato)
Lo ribadisce quando dice che non vede utile il terzo polo, quando tutti i riformisti stanno studiando la ipotesi di realizzare quel progetto.
Lo dimostra nei fatti quando si fa comandare da Bettini.
Ma che poi andrà a finire che scopriremo che Onorato sta facendo quello che fanno in tanti alle amministrative.
Quelli si candidano da sindaco per fare il consigliere comunale, lui si candida da leader per fare il deputato.
Ca va sans dire.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

