Da Aldo Repeti riceviamo e pubblichiamo:
Mi sono iscritto al PSI nel 1989 all’età di 21 anni. Ho iniziato politica attiva nel 1992. Per chi conosce la storia del nostro Paese si ricorderà il clima storico che caratterizzò il biennio 1992/1994.
Per un giovane che si avvicinava all’attività politica non un periodo facile e sicuramente estremamente complesso farlo da iscritto militante del PSI. Era in corso la più feroce caccia al socialista. Solo la passione e la convinzione dei propri ideali, ereditati da mio nonno paterno e mio padre, mi ha sorretto nella scelta e dato la forza di intraprendere un cammino accidentato. Non era più il PSI dei “nani e le ballerine” che aveva fatto la fortuna (non sempre meritata) di molti personaggi famosi e meno famosi.
Era il PSI dove si viveva quotidianamente la tragedia umana di migliaia di centinaia di militanti che vedevano crollare immeritatamente sulle proprie spalle una storia trasformata in tragedia e talvolta in storia criminale. Militanti che soffrivano increduli ed incapaci di comprendere le ragioni di tanto odio diffuso nella società.
Militanti che però nella loro semplicità ho visto rimboccarsi le maniche con orgoglio e dignità per mantenere in piedi una gloriosa storia.
Sicuramente un periodo in cui chi fosse animato dalla sola ambizione avrebbe dovuto e potuto fare scelte politiche più accattivanti. Essendo di Livorno poteva scegliere l’allora PDS, come scelta più logica e coerente. Chi invece avesse voluto aggrapparsi al rancore, avrebbe potuto scegliere il nuovo rappresentato da Forza Italia. Ancora oggi in molti mi domandano chi me lo ha fatto fare di imbarcarmi in un percorso lastricato di sofferenze, ingiustizie, insoddisfazioni e tante tante amarezze.
E’ stata una lunga traversata durata 35 anni in cui ho potuto dare senso compiuto al valore della politica solo minimamente corroborata di una sana ambizione. La mia “crescita” politica si è sviluppata solo in incarichi di partito: Segretario Provinciale, Direzione Regionale, Segreteria Regionale, Consiglio Nazionale, Direzione Nazionale fino all’ultima carica di Segretario Regionale. Niente oltre queste esperienze.
Eppure in questo percorso ho incontrato uomini e donne che hanno accompagnato la mia crescita prima di tutto come uomo e poi come modesto politico.
Se guardo indietro e faccio mente locale sulle delusioni e le frustrazioni che pure ho avuto, certo, qualcosa oggi potendo cambierei, ma non rimpiango niente.
Ho conosciuto personaggi politici nazionali ed europei, mi sono imbattuto in tante compagne e compagni semplici ma mai banali, anzi. Ho conosciuto persone sgradevoli, ho vissuto sulla pelle il senso delle bruttezze umane. Ho incontrato uomini e donne che hanno fatto della propria ambizione una ragione di vita. Magari ergendosi ad insegnanti di come si sta al mondo. Ho insomma vissuto nel concentrato dell’esperienza politica ciò che in grande è la vita!
Ho vissuto nell’ingenuità del primato della politica come valore generale, nell’ingenuità dei rapporti umani come guida dei miei comportamenti.
In tutto questo ho arricchito il mio essere uomo. Ho maturato la certezza e la consapevolezza di poter dire alle mie figlie che possono essere orgogliose del proprio padre, non già per il tempo che ho tolto loro ed alla loro madre e che purtroppo non potrò rendere, ma per aver loro trasmesso il valore dell’impegno per ideali e principi in cui credere. Battersi per la loro affermazione inserendoli non in una logica di perversa affermazione delle proprie ambizioni ma in una logica di interesse generale anche e soprattutto a discapito delle proprie ambizioni. Di credere cioè al valore di essere se stessi trovando nella quotidianità compromessi che non scalfiscano l’onestà intellettuale e la propria dignità. Di poter commettere errori ma rialzarsi.
Ho vissuto una storia, la mia storia.
Quella che mi fa dire questo sono io!
Aldo Repeti


1 commento
Mi sembra di scorgere un velo di amarezza in queste righe, oltre a comprensibili espressioni d’orgoglio, sentimenti cui va tutto il mio rispetto pur non conoscendo la storia politica dell’interessato, ma mi permetto nel contempo una rispettosa annotazione riguardo al “chi invece avesse voluto aggrapparsi al rancore, avrebbe potuto scegliere il nuovo rappresentato da Forza Italia”, ritenendole parole un po’ ingenerose (salvo averle da parte mia fraintese, del che mi scuserei fin da ora) verso chi fece allora quella scelta.
Può non essere mancata una qualche dose di rancore, che a quei tempi non era comunque immotivata, a ben pensarci, ma non possiamo in ogni caso dimenticare che all’epoca, nel vuoto politico venutosi a determinare, Forza Italia si presentava come l’unica alternativa per chi non voleva guardare a sinistra, cui aggiungerei che non pochi tra noi videro in detto partito la continuazione del pensiero riformista e garantista, ossia l’impronta liberalsocialista che avevamo conosciuto nel PSI pre Tangentopoli.
Paolo Bolognesi 26.07.2024