Il giorno 30 aprile 2024, nella ricorrenza degli ottanta anni dalla morte della maestra
socialista Alda Costa, i socialisti dell’Associazione Socialista Liberale e del PSI di Codigoro,
hanno deciso di commemorare la figura della patriota ferrarese deponendo una corona
d’alloro e garofani a fianco alla targa marmorea con scritto il suo nome nell’ala a lei dedicata
dell’edificio di via Riviera Cavallotti 3 a Codigoro (Fe).
Il grande poeta Giorgio Bassani e molti bravi storici locali si sono occupati della vita della
maestra socialista Alda Costa, perseguitata dal fascismo che ne ha minato l’esistenza a
forza di umiliazioni, soprusi e segregazioni.
Arduo è il compito di aggiungere qualcosa a quanto già scritto, eppure si ha l’impressione
che le parole non siano mai abbastanza per provare a tratteggiare quella che gli studiosi
hanno definito “una figura straordinaria”, si ha infatti la sensazione che delineare Alda Costa
come “Maestra socialista antifascista” sia troppo restrittivo per definirne l’incredibile operato
che ci ha lasciato e per mostrare quanto il suo sguardo fosse rivolto al futuro ed il suo
messaggio moderno, sempre attuale, mai effimero.
La Costa cominciò ad occuparsi delle ingiustizie che ledevano l’uomo libero, insegnando e
ricevendo la nomina di maestra dal consiglio comunale di Ferrara il 2 giugno 1899 (con
decorrenza 1 settembre); le classi, allora composte da numerosissimi alunni, rispecchiavano
tutta la società.
Tra la cimosa ed il gesso, l’educatrice vide tutte le complicanze sociali che attanagliavano
l’epoca e le categorie più disagiate, dal bambino infreddolito e denutrito che inevitabilmente
faticava a seguire la lezione, alle problematiche legate al ruolo di genitore, alla figura della
donna in quanto madre e moglie tante volte oppressa, trattata come una serva o addirittura
picchiata dall’uomo padrone all’interno delle mura domestiche, ed è in questi contesti che la
maestra decide di esprimere la propria opinione pubblicamente, diventando una delle
maggiori firme di punta dei giornali del suo partito, il partito socialista, divenendone
autorevolmente la bandiera, ma sempre tenendo separata la sfera lavorativa da quella
politica e senza mai trascurare i programmi scolastici ed i suoi scolari, anzi con le sue
coraggiose esternazioni ha sempre cercato di migliorarne le condizioni di vita.
Il Prof. Paul R.Corner nel suo libro “Il fascismo a Ferrara 1915-25, Laterza, Roma-Bari” parla
di Alda Costa come una delle socialiste più influenti della provincia di Ferrara, e lo afferma
citando un “articolo aspramente critico” che Alda aveva scritto con la solita potenza,
giudicando la direzione del suo partito poco risoluta nello scegliere tra la riforma e la
rivoluzione, creando così una situazione caotica che portava solo divisioni tra estremisti
selvaggi e chi voleva condurre una vita tranquilla, godendo dei benefici ottenuti dalle
agitazioni.
Sicuramente tra le nostre nebbie e zanzare è stata la politica più autorevole dell’ala del
socialismo riformista appartenente a Giacomo Matteotti e Filippo Turati, la corrente
illuminata e sagace che rinunciava al massimalismo perché ritenuto una facile illusione
rivoluzionaria ed una conquista violenta sulla minoranza. Matteotti, l’eroe, intellettuale
brillante e politico determinato, fu il primo accusatore del fascismo e per questo
barbaramente ucciso dagli emissari di Mussolini.
Matteotti, come di certo si saprà, è stato deputato di Ferrara e Rovigo, tanto caro ad Alda ed
amico di lunga data, che lasciò in anticipo il congresso più famoso e doloroso per i socialisti,
quello della scissione, per prendersi cura del suo elettorato e dei compagni ferraresi in
difficoltà, dopo l’arresto del sindaco socialista Temistocle Bogianckino e del capo delle leghe
rosse Gaetano Zirardini di cui ricoprì in fretta e furia il ruolo vacante in qualità di segretario
alla Camera del Lavoro.
Matteotti appena arrivato fu accolto con fragore dai socialisti, ma anche dalle percosse e
sputi degli squadristi che precocemente avevano iniziato a fascistizzare con estrema
violenza la città e la provincia.
Nella Festa del 2 giugno 2021, il comune di Ferrara, su proposta del PSI, che ha contribuito
economicamente ha deciso di porre una targa commemorativa davanti all’abitazione dove
visse la Maestra socialista dal 1933.
Alda Costa è stata il vento della libertà che con le sue forti folate ha soffiato sulle terre degli
Estensi per tutta la sua vita, ed è giusto che il comune di Ferrara e la Provincia la ricordino,
in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla morte.
Non nego l’emozione dello scrivente quando Rita Cinti Luciani, allora sindaco socialista di
Codigoro, nel 2014 le intitolò il ristrutturato ex immobile delle scuole elementari da adibire ad
archivio comunale storico ed iconografico proprio ad indicare che il passato non va
dimenticato, davvero un bel messaggio quello di legare simbolicamente l’istruzione (di cui
tanto si è occupata Alda) e la nostra storia locale.
Alla Costa è stata anche intitolata una scuola a Ferrara ed un’altra a Vigarano e le è stata
dedicata una lapide marmorea a ricordo nell’ingresso dell’ex Ospedale di Copparo (ora Casa
della salute Terre e Fiumi), luogo in cui morì il 30 aprile 1944 sfinita dai maltrattamenti della
prigionia e da una “strana” leucemia, proprio a Copparo ogni anno la famiglia Tumiati per
onorarla a nome dei socialisti depone una corona di fiori.
Concludo queste righe riportando parole di Alda con le quali disgiunge l’amore per la patria
dalla guerra e dalla violenza:
“Ma proprio, che non si possa parlare di patria senza parlare di guerra? E che ai fanciulli non
si possa insegnare ad amare la propria terra, ed apprezzarne le bellezze, a vederla civile e
stimata, senza far balenare loro, ad ogni istante, davanti agli occhi immagini di rovina, di
ferocia e di morte? L’amor di patria sta dunque tutta nell’esaltazione della guerra? […]
Tutto, tutto parla alla mente e all’anima del fanciullo della folla della violenza: dall’articolo del
giornale, al racconto udito dalla viva voce; dai giuochi fatti con i soldati, i fucili e i cannoni
alle scene del cinematografo; dalla cartolina illustrata, all’incisione della Domenica del
Corriere; è un’insidia persistente che turba la coscienza del fanciullo e ne inclina l’animo alla
violenza e contribuisce purtroppo ad aumentare la dolorosa statistica della delinquenza
minorile.
C’è nell’atto da me compiuto, la reazione a tutto questo indirizzo educativo, e c’è
l’affermazione che la scuola deve essere umana e universale, non suscitatrice di odi e di
desideri di vendetta, e deve, mantenendosi in un’aura di serenità e di quiete, non turbata da
echi lontani o vicini di stragi e di rovine, essere fattrice prima di quei sentimenti di umana
fratellanza che dovranno pare un giorno governare il mondo.”
1 Aprile 1917. Risposta di Alda Costa agli attacchi della stampa locale che l’aveva definita
antipatriottica perchè non aveva accompagnato i propri alunni a vedere la rappresentazione
cinematografica della << Presa di Gorizia>> in Marco Cazzola, Alda Costa. Scritti e discorsi
(1905-1921). SPAZIO LIBRI EDITORI.
Paolo Rossi PSI di Ferrara e Associazione Socialista Liberale

