Se ne parlerà il 26 giugno.
È la data nella quale la maggioranza ha calendarizzato la discussione sulla nuova legge elettorale.
Le opposizioni incalzano: “Il presidente ha calendarizzato la legge elettorale il 26 giugno in assenza di chiarezza da parte della maggioranza sul testo: è l’ennesima forzatura. Anche se il testo ancora non c’è, loro lo calendarizzano per avere i tempi contingentati”.
Il presidente della commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano, ha invitato gli altri relatori a rispondere alle domande delle opposizioni sul nuovo testo che il centrodestra ha elaborato e che dovrebbe depositare, come ha spiegato in commissione Giovanni Donzelli, al termine della discussione generale.
La maggioranza sta avanzando una riforma della legge elettorale che punta a sostituire il “Rosatellum” con un sistema proporzionale puro chiamato “Stabilicum”, eliminando del tutto i collegi uninominali che oggi rappresentano un terzo dei seggi.
Ma la proposta non ha ancora uno schema definito ed è da questo che nasce la protesta delle opposizioni.
Rispetto al testo originario ci sono delle differenze.
Premio di maggioranza.
La soglia viene alzata al 42%. Rimane di 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama. Sarà attribuito alla lista o alla coalizione che sia arrivata prima sia alla Camera che al Senato. Il premio non scatta in caso di risultati difformi tra i due rami del Parlamento. Se non scatta il premio la distribuzione dei seggi sarà interamente proporzionale. Viene eliminata, infatti, anche l’ipotesi di ballottaggio prevista nel testo originale.
Tetto massimo dei seggi.
Viene abbassato il tetto massimo di seggi ottenibli con il premio. Scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato. In questo modo, non sarebbe più possibile raggiungere il 60% dei seggi complessivi, anche ipotizzando che il vincitore ottenga la totalità dei 27 seggi in palio tra Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni all’estero.
Il premier.
Si rafforza l’obbligo, già previsto nella prima versione della riforma, di indicare la proposta del nome del candidato premier al deposito delle liste e dei programmi elettorali, specificando che in assenza di questa indicazione la lista sarà inammissibile.
Si continua invece a non parlare di preferenze che sarebbe il cambiamento più importante e il segbale più forte per una innovazione democratica.

