Mentre l’economia mondiale si lecca le sanguinose ferite inferte dalle rasoiate dei tanto amati dazi di Donald Trump, il “trumpista” doc de noantri, Matteo Salvini, è stato riconfermato segretario nazionale della Lega alla unanimità e sino al 2029.
Al di là della non indifferente considerazione che dobbiamo sopportarci questa autentica sciagura della politica planetaria ancora per quattro anni, restano alcune riflessioni sull’esito del congresso.
Non tanto sui numeri, che il trinariciutismo leghista è cosa nota, quanto sulla linea politica.
Scorrendo titoli dei media che si sono interessati del caso si legge un po’ ovunque:“Chiesto il Viminale per Salvini”.
Hurrà.
Dunque, dopo un congresso epocale, che il precedente si perde nella notte dei tempi come le novelle de “le mille e una notte”, tutto quello che scaturisce dalle 2 giornate di kermesse verde, sventolata nella “Fortezza da Basso” di Firenze, è la richiesta del Ministero dell’Interno per Salvini.
Lui fa pure finta di schernirsi, nondum matura est pare che dica dopo una serie di sproloqui su argomenti random che partono dall’annuncio di aver tesserato Vannacci, con tanto di presentazione in pompa magna sul palco, alle modifiche allo statuto, dalle rassicurazioni sui temi chiave (l’Autonomia, la pace fiscale, la difesa dei confini sottolineando che erano nei manifesti politici del partito degli ultimi 25 anni) alla supplica di nutrire meno gelosie di cortile, dal no al Rearm Eu, alla “calma” sui dazi e la solita guerra all’Europa.
Ma poi aggiunge:”Ne parleremo con Giorgia Meloni”.
Insomma il vuoto condito di nulla con salsa di capriccio come quello dei bambini davanti al negozio di giocattoli.
Tutta roba tipica dei leghisti.
Hanno ragione quelli che hanno criticato Calenda per aver auspicato la estinzione (politica) dei 5Stelle.
Infatti ha proprio sbagliato: doveva aggiungere anche la Lega.
Chissà se i seguaci del “Capitano” ricorderanno questo infuocato intervento di Umberto Bossi al 2° congresso della lega del 1994. Altri tempi.

