Mentre in Italia, non si sa perché, Ricci nelle Marche deve rinunciare alla candidatura e Augusta Montaruli e Daniela Santanché restano al loro posto, permettendosi anche l’arroganza di dare lezioni e “bau bau “ a destra e a manca, e in medioriente Netanyahu, con le sue dichiarazioni su Gaza supportate da un inaccettabile negazionismo italiota, viene smentito da tutto il mondo, in Europa si consuma un dramma shakespeariano.
Dalle parti di Bruxelles tutti esultano per un accordo sui dazi al 15%.
Non sappiamo se l’opinione pubblica si stia rendendo conto di quel che sta succedendo ma nei fatti ha funzionato più o meno così.
Un forestiero qualunque entra nel bar di un paesino qualunque sparso qua o là nel nostro paese.
Mentre è intento a sorseggiare una birra al banco gli si accosta il bullo del borgo e, sotto lo sguardo divertito degli altri avventori locali, dice al forestiero: “se vuoi stare in questo bar e dormire in questa locanda devi pagarmi 30 birre.”
Il forestiero, invece di dare un calcio ai “mollicci pendagli della mascolinità” del bullo e andarsene, si siede con lui a un tavolo e trattano per 15 birre.
In Italia parecchi esultano, Salvini in testa, e questo dramma della prepotenza prolifera sui social in una serie di post, dei maggiorenti della destra, deliranti.
Pochi si rendono conto di quale perversa spirale si sta creando nel mondo dietro le prepotenze di Trump.
Pochi capiscono che l’atteggiamento tenuto con il Presidente americano, in primis quello della Meloni, è sbagliato.
Altro che le scemenze di Arianna Meloni e di tutto il suo esercito di celebranti del mito di Giorgia.
Non bastano le copertine del Time per creare una statista.
Ci vuole l’autorevolezza, il senso di responsabilità e la consapevolezza del proprio ruolo di guida di un paese e del suo immenso patrimonio storico e culturale.
Che è cosa ben diverse dalle stupidaggini auliche di cui, dalle parti della destra, si riempiono la bocca come patria, identità, sovranità: parole vuote.
Alle chiacchiere devono seguire i fatti.
Per rispondere degnamente alle prepotenze di Trump non c’è bisogno di chiedersi se si ha un esercito in grado di contrastare la potenza di quello americano.
A volte bastano segnali, anche piccoli, ma decisi e autorevoli.
Craxi non dichiarò guerre, non lanciò missili nella notte di Sigonella, disse solo due lettere: una consonante e una vocale per rispondere alla arroganza di Reagan (che comunque per cultura e per senso dello stato era un gigante rispetto a questo che c’è adesso): NO.
NO signor Presidente, Abbas resta qui.
Quel NO che noi non lo sentiremo mai profferire da Giorgia o, dai suoi seguaci, nei confronti del boss americano.
Perché Giorgia va disperatamente alla ricerca di qualcuno che la accrediti, le dia la patente, il diploma da statista internazionale.
Come se bastasse un buffetto sulla guancia per esserlo.
Cara Giorgia statista non si diventa.
È una summa di cultura generale, cultura politica, di storia personale, di fatti e dichiarazioni che ti mette nel pantheon degli statisti.
Pensi che Kennedy, Willy Brandt, Mitterand o Craxi abbiano ricevuto patenti?
Pensa a Berlusconi che ha disperatamente tentato di passare per grande statista e poi, grazie ad Assange e ai file di wikileaks dove è emerso che tutto il mondo rideva di lui, è finito sulle barzellette come i carabinieri.
Rassegnati il salto da capopartito a leader di stato ancora non lo hai fatto.
Semmai lo farai.


2 commenti
La classica situazione in cui la metafora della rana bollita ci sta alla perfezione. Prima il ricatto del 5% per la NATO, ora i dazi. E poi? È chiaro che gli europoliticanti non sono migliori di quelli delle rispettive nazioni. Anzi.
Due note. L’ultima guerra mondiale c’è chi l’ha vinta e c’è chi l’ha persa. Il Trattato di pace scade nel 2047.
USA e UK sono i vincitori al 100%. La Francia ha vinto, ma è in coda.
Altre due note. Il Regno Unito ha avuto il 10%. Il resto 15%. Fu sullo yacht della regina che Draghi smantellò l’industria pubblica italiana. E’ con Stamer che sono stati creati i “volenterosi” per l’Ucraina.