La Singapore Underground Science City (USC) rappresenta uno dei piani nazionali più ambiziosi dell’isola autonoma malinesiana. È un articolato complesso sotterraneo, pensato per essere realizzato a una profondità compresa tra 30 e 80 metri, impiegando metodi geotecnici all’avanguardia, con lo scopo di ospitare laboratori e data center. Al momento l’iniziativa resta ancora allo stadio di definizione concettuale ed è ben distante dalla messa in opera effettiva.
La USC è concepita come una struttura ad alta intensità tecnologica. Al suo interno saranno predisposte aree dedicate alla ricerca biomedica, ai data center e ai laboratori destinati allo sviluppo scientifico. Per quanto riguarda gli aspetti ingegneristici, la realizzazione dello scavo richiederebbe l’adozione di soluzioni avanzate di tunneling, oltre all’impiego di frese meccaniche speciali, necessarie per affrontare le spinte idrostatiche. Le grandi cavità risulterebbero caratterizzate da campate capaci di mettere alla prova la resistenza della meccanica delle rocce; inoltre, sarebbero previste misure di controllo continuo della struttura tramite sistemi in fibra ottica, con supporti costituiti da bullonature strallate precompresse e rivestimenti in calcestruzzo proiettato fibro-rinforzato.
A completare il quadro, i sistemi di ventilazione e climatizzazione, integrati con pozzi di ventilazione verticali, avrebbero il compito di garantire sia il ricambio d’aria sia la protezione antincendio, anche mediante la pressurizzazione delle vie di fuga. In questo modo, gli ambienti sotterranei verrebbero isolati termicamente.

Nel complesso, l’USC mira a riformulare l’idea di urbanizzazione resiliente e di crescita industriale e urbana. Grazie alla liberazione di preziosa superficie disponibile in superficie, il Governo di Singapore può destinare aree di interesse a parchi, edilizia residenziale e infrastrutture sociali, con un impatto significativo sul miglioramento della qualità della vita.
Sul piano strettamente economico, la USC si configura come un polo capace di attrarre capitali globali nei comparti della Deep Tech e della farmaceutica. Il fatto che l’intervento si sviluppi sottoterra costituirebbe un vantaggio competitivo particolarmente rilevante per data center e laboratori di elevata precisione: l’ambiente offre un isolamento naturale eccezionale rispetto alle vibrazioni generate in superficie (legate al traffico e alle attività industriali) e rispetto alle interferenze elettromagnetiche, assicurando la continuità di funzionamento di server e microscopi elettronici.
Anche la collocazione geografica aggiunge un ulteriore elemento favorevole. La prossimità a poli universitari e di ricerca già esistenti incentiva una forte integrazione logistica ed economica, contribuendo alla creazione di migliaia di posti di lavoro altamente specializzati nei settori ingegneristico, informatico e scientifico e rafforzando, di conseguenza, la posizione di leadership di Singapore in questi ambiti.
Dal punto di vista della sostenibilità e dell’impatto ambientale, la USC propone un profilo ecologico doppio, orientato nettamente all’efficienza nel lungo periodo. Pur considerando che la fase iniziale, legata alla realizzazione degli scavi, comporta una consistente impronta di carbonio dovuta all’impiego rilevante e massiccio di cemento, acciaio e alla gestione dei detriti rocciosi, le emissioni verrebbero verosimilmente compensate in modo ampio durante l’arco della vita utile dell’opera.
In virtù dello sfruttamento della stabilità termica naturale del sottosuolo, la USC ottiene una riduzione marcata del carico termico necessario per il raffrescamento rispetto agli edifici in superficie, che invece subiscono direttamente l’irraggiamento solare in un clima equatoriale. Questo si traduce in un risparmio energetico stimato tra il 20% e il 30% per i sistemi di refrigerazione dei data center. Il progetto include inoltre la realizzazione di impianti per il recupero del calore residuo a finalità industriali e di reti idriche a circuito chiuso.

