Ieri a Roma, nella sede della rappresentanza in Italia del Parlamento e della Commissione Europea, 75 Società Scientifiche riunite nel FoSSC (Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani) hanno chiesto al Governo “una grande riforma strutturale e misure urgenti per salvare il Servizio sanitario nazionale”. Le società scientifiche hanno pure elencato una lunga serie di motivi: dai finanziamenti troppo bassi, ai tagli dei posti letto negli ospedali, fino alla fuga dei giovani medici all’estero.
I dati? Per quanto riguarda la situazione degli ospedali, in due anni sono stati tagliati 32.500 posti letto, e oltre 11mila medici hanno lasciato le strutture pubbliche. Negli ultimi dieci anni in Italia sono stati dismessi 95 nosocomi, cioè il 9% del totale. “Oggi negli ospedali italiani mancano almeno 100mila posti letto di degenza ordinaria e 12mila di terapia intensiva”, ha sottolineato il coordinatore del Fossc, Francesco Cognetti. E ha aggiunto: “l’età media dei medici è sempre più elevata, tanto che entro il 2025 andranno in pensione 29mila camici bianchi e 21mila infermieri, mentre sempre più giovani, formati a spese dello Stato (circa 150mila euro ognuno) vanno all’estero, dove ricevono stipendi anche tre volte superiori”.
E calano anche le risorse: nel 2024, il finanziamento del Fondo sanitario è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021, ma è diminuito rispetto al Pil. Oggi 12 regioni su 21 non garantiscono neppure la minima sufficienza dei livelli essenziali di assistenza (Lea), cure considerate fondamentali.
L’appello chiede pure che il nostro servizio sanitario continui a essere definito “universalistico”. Ma liste d’attesa, mancanza di medici, di ospedali e di posti letto, concorsi deserti, specializzazioni senza iscritti e progressivo definanziamento mettono a rischio il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, e dei principi fondanti del nostro modello di cura.
Inoltre, le 75 Società del Forum rilevano che “l’introduzione dei nuovi parametri, pubblicati ad agosto 2023, è stata rinviata al 2025 per carenza di risorse“. Ne consegue che le Regioni dovrebbero sobbarcarsi anche il cospicuo onere delle nuove prestazioni, ma “le più deboli e povere, e soprattutto quelle sottoposte a Piano di rientro, di certo non possono farlo“. Le Società Scientifiche si chiedono come sia possibile anche solo pensare in queste condizioni al varo della legge sull’Autonomia Differenziata, che non tiene in minima considerazione le “gravissime carenze strutturali ed organiche“.
Negli ultimi 10 anni tutti i Governi hanno operato tagli irresponsabili. E anche nel 2024 il finanziamento del Fondo sanitario nazionale si attesta solo al 6,4% rispetto al PIL, con la previsione di un’ulteriore diminuzione al 6,3% nel 2026, fino al 6,2% nel 2027. “Una tendenza preoccupante” dice Cognetti “visto che l’Ocse per i Paesi che investono poche risorse in sanità, come l’Italia, prevede un auspicabile investimento pari ad almeno 25 miliardi di euro“.
Anche per questo la contribuzione alla spesa sanitaria da parte dei privati cittadini è in continua ed esponenziale crescita: ha raggiunto la cifra di ben 42 miliardi di euro, in vistoso incremento rispetto ai 12 miliardi degli anni precedenti, con un valore doppio rispetto a Francia e Germania.
E bisogna anche frenare l’emorragia dei medici, con provvedimenti immediati. “Bisogna passare dal numero chiuso a quello programmato” sottolineano le Società Scientifiche, e “sono necessari anche sostanziali aumenti retributivi, soprattutto per le specialità mediche ‘neglette’ come Emergenza-Urgenza, Anestesiologia, Rianimazione, Radioterapia e alcune Chirurgie), i cui corsi di specializzazione negli ultimi anni sono restati in gran parte deserti“.
Negli ultimi 10 anni l’inserimento di nuovi professionisti è stato impedito dai tetti di spesa per il personale e dai blocchi delle assunzioni, in un quadro desolante di totale mancanza di programmazione da parte di tutti i Governi che si sono succeduti. “Ed oggi siamo costretti ad inserire nei servizi specializzandi, anche dei primissimi anni di corso, senza che questo provvedimento sia stato oggetto della necessaria discussione e programmazione“, rimarca Cognetti.
Serve una grande riforma di sistema, che tenga conto delle diversità dei bisogni di salute, del progresso delle tecnologie e dell’organizzazione degli ospedali. Il PNRR destina risorse agli ospedali, ma solo per l’aggiornamento tecnologico e per la ricerca scientifica. Nulla invece per il potenziamento strutturale ed organico, o per l’acquisizione di nuovo personale. Le conseguenze sono un’insufficiente interazione ospedale-territorio e un’irrazionale compartimentalizzazione del sistema.
Possibile aggiungere beffa al danno? Certo: “per affrontare e risolvere tutti questi problemi” ricorda Cognetti “nel giugno 2023 era stato avviato un Tavolo Tecnico sulla riforma dei DM 70 e 77, cui il Forum aveva offerto un contributo immediato”. Le società scientifiche avevano subito presentato documenti, analisi e proposte che, purtroppo, non hanno finora ricevuto alcuna accoglienza. “Manteniamo la nostra più totale disponibilità alla collaborazione con il Governo e le forze politiche”, afferma un desolato Cognetti.
Riusciranno i nostri eroi a prendere anche solo in seria considerazione questo ennesimo, desolante appello? O siamo talmente ciechi da non guardare il baratro che ci attende?

