di Stefano Giuliano
Nessuno si aspettava quello che sarebbe successo a Budapest il 28 giugno.
Quando abbiamo deciso di partecipare al Pride illegale di Budapest, vietata dal governo di Orban, per portare la solidarietà degli Under30 di Azione dal Piemonte, c’era il serio pericolo di poter essere intercettati dalla polizia ed essere sanzionati o arrestati, o magari di trovarsi in mezzo ad una rissa tra manifestanti e fascisti ungheresi.
Siamo arrivati con il timore di esserci presi un rischio più grande di noi, ma anche con la consapevolezza che come diceva qualcuno non basta comprendere, è necessario schierarsi.
Schierarsi con le proprie idee, con ciò che si ritiene giusto, necessario, e spingersi oltre i pericoli e le difficoltà.
Abbiamo dapprima partecipato al raduno dei liberali di tutta Europa, accompagnando il nostro Segretario Carlo Calenda e i deputati Benzoni e Pastorella, nella piazza József nádor tér (Piazza Palatino Giuseppe), in cui si sono radunate centinaia di persone.
È stato emozionante vedere deputati di Azione, del Partito democratico e di tanti altri partiti europei insieme per la stessa causa, abbiamo sentito l’emozione del dissenso pacifico e fiero, sotto i pugni alzati al grido di “Pride is Freedom” .
Successivamente abbiamo confluito al corteo principale, una staccionata ostacolava la vista, ma quando ci siamo affacciati abbiamo visto un oceano di persone nella via principale di Budapest, non riuscivamo a vedere la fine di quella massa di persone immensa festante.
Bandiere europee e arcobaleno, questi i simboli esposti durante la manifestazione in difesa dei diritti della comunità LGBT, non solo diritti civili, ma diritti umani.
200 mila persone secondo le più importanti testate giornalistiche di tutto il mondo, una folla enorme, che ha spazzato via ogni paura di minaccia esterna.
200 mila persone da tutta Europa in solidarietà ai fratelli e sorelle ungheresi, per difendere insieme la loro dignità e la loro libertà, messa in pericolo da tempo da un governo oscurantista e cieco.
Un cittadino ungherese in aeroporto ci racconta:
“in Ungheria abbiamo paura ad esporci pubblicamente su certi temi, c’è paura ed insicurezza, un brutto clima.”
Sabato abbiamo di sicuro dato una scossone alla società ungherese, ricordando a tutti che siamo donne e uomini liberi.



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