L’invasione russa dell’Ucraina ha provocato, anche se in palese ritardo, il risveglio dei cittadini europei di fronte a una situazione mondiale già profondamente mutata. Questo cambiamento era già nell’aria da prima, e può datarsi almeno al declino degli Stati Uniti, quello iniziato con l’11 settembre 2001. Si è trattato di un mutamento profondo della mentalità degli americani, spaventati dall’allarmante retorica dell’allora presidente George W. Bush. Fu lui a innescare la propaganda pro-guerra contro Saddam Hussein e l’Iraq, in modo del tutto contrario al diritto internazionale. Fu da allora che il comune sentire cambiò: avvenne una sorta di radicalizzazione interventista che si muoveva a latere della comunità internazionale. E si sono viste, in seguito, ulteriori tendenze a un cambiamento ancora più profondo: come quando il presidente Obama deluse le speranze di molti, annullando ogni possibile trasformazione in senso pacifista della politica estera degli Stati Uniti.
Oggi, però, l’indebolimento della posizione internazionale dell’ex superpotenza è innegabile. In parallelo, ascende la Cina, col suo ambizioso progetto della Via della Seta: il gigante orientale persegue già da tempo obiettivi strategici e di politica di sicurezza di più ampia portata, i cui maggiori beneficiari sono Russia, Pakistan, Malesia e Indonesia. Stiamo registrando un vero e proprio spostamento del potere internazionale. Non è difficile prevedere che in futuro i conflitti decisivi si concentreranno nel sud-est asiatico.
Al contempo stiamo anche verificando l’ascesa di potenze “medie”, come Brasile, Sudafrica e Arabia Saudita, che aspirano a una maggiore indipendenza.
Tutto ciò accade mentre negli Stati Uniti è in corso lo smantellamento (democraticamente legittimato) della più antica democrazia del mondo. Stiamo assistendo alla fine dell’egemonia occidentale. I governi occidentali non hanno capito che questo conflitto sul suolo ucraino avrebbero dovuto spegnerlo sul nascere, o almeno avrebbe dovuto essere risolto già durante il mandato di Joe Biden. Oggi si verifica lo smantellamento (ormai difficilmente reversibile) del più antico regime liberal democratico, secondo un modello che in Europa avevamo già conosciuto con l’esempio dell’Ungheria. Questi regimi autoritari sono i precursori della liquidazione democraticamente legittimata della più antica democrazia sulla terra e della rapida creazione ed espansione di una forma di governo libertaria capitalista amministrata in modo tecnocratico.
L’opposizione è più o meno paralizzata. Le ultime elezioni democratiche sono state l’inizio di una rapida espansione arbitraria e autocratica di un potere esecutivo già ridimensionato e ripulito. Trump ne abusa. Senza considerare le proteste di un sistema giuridico che non portano a nulla. Un sistema gradualmente svuotato dall’alto verso il basso: Trump ha usurpato i poteri legislativi del parlamento con la sua durissima politica doganale. Ha poi cercato di limitare l’indipendenza della stampa e del sistema universitario. Ha intimidito l’opposizione e i federalisti con l’uso non richiesto della Guardia Nazionale in grandi città come Los Angeles, Washington e Chicago. Trump punta oggi in politica estera a salvare il salvabile senza curarsi affatto del diritto internazionale.
Il fenomeno più sorprendente in tutto ciò è la timidezza di una società civile in gran parte priva di ogni forma di Resistenza. Non spiccano all’orizzonte segnali convincenti di un’inversione di rotta. I possibili successori di Trump hanno una visione del mondo ancora più compatta rispetto a quella del presidente patologicamente narcisista. Si stanno verificando due fenomeni convergenti e deleteri: lo spostamento del peso geopolitico da un quadrante all’altro del pianeta, e la divisione politica dell’Occidente. Entrambi i fenomeni sono già in atto da tempo.
Ne deriva l’esigenza politica (quasi d’emergenza) di rafforzare il peso dell’Unione Europea affinché possa affermarsi come attore autonomo nella politica messa in atto dalla società mondiale indipendente dagli Stati Uniti, e da ogni compromesso contrario al sistema degli Stati Uniti e degli altri Stati autoritari. Certo, senza il sostegno degli Stati Uniti il fronte ucraino non potrà essere mantenuto, ma gli USA sono diventati ormai un partner imprevedibile per gli alleati europei, che vogliono tutti il rapido cessate il fuoco già auspicato da Zelensky. Eppure la guerra in Ucraina costringe l’Unione Europea a mantenere un’alleanza con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO, nonostante tutti ci accorgiamo di quanto erano e quanto siano tuttora ipocrite tutte le parole che provengono da oltre Atlantico.
Quanto realistico è, allora, in questo scenario, aspirare a un accordo politico più ampio all’interno dell’Unione Europea? Un accordo con l’obiettivo di essere riconosciuti nella società mondiale non solo come uno dei partner commerciali più importanti ma come soggetto autonomo assertivo e capace di agire in maniera indipendente e incisiva.
Una simile iniziativa dovrebbe partire dai paesi occidentali centrali dell’Unione. Dovrebbe esserci la creazione di una Difesa Comune Europea che sì, è già avviata, ma necessita dell’impulso definitivo necessario. Al contempo, bisogna stare attenti alla Germania, il cui governo federale continua la sua ipocrita politica europea praticata già dalla cancelliera Merkel, sempre retoricamente favorevole all’Europa, ma che di fatto negli ultimi decenni ha sempre respinto diverse lodevoli iniziative francesi per una più stretta integrazione economica. Non c’è alcun serio segnale che il governo federale stia compiendo passi concreti per realizzare un’Unione Europea capace di agire sulla scena politica mondiale in modo autonomo.
Sarà difficile che l’Europa riesca a sganciarsi dall’attuale potenza leader (ancora, forse per poco) degli Stati Uniti. La sfida centrale sarà quindi mantenere la propria identità normativa che finora è sempre stata democratica e liberale. Serve comunque un’ulteriore integrazione politica, almeno nel nocciolo duro dell’Unione Europea: si tratta di una scelta che non è mai stata così vitale per noi, e che pure non è mai stata – purtroppo – così improbabile.

