Dalle calde acque del Golfo a quelle del Mediterraneo i suoni sgradevoli dell’odio scorrono su canali velocissimi.
Gli echi del dibattito televisivo sono ancora nell’etere.
“Odio Taylor Swift”, tuona Trump, e prima ancora aveva detto che “gli orecchini della Harris erano auricolari con i quali le hanno suggerito le risposte” mostrandosi sempre più un violento ed impulsivo iracondo che non sa digerire le sconfitte, puranco siano solo delle battaglie e non ancora la guerra.
È come uno di quegli allenatori odiosi che quando perdono la partita 5 a 0, letteralmente asfaltati dagli avversari, la buttano a rissa lanciando accuse di brogli, combine, congiure.
Poi però non si lamenti se queste scodate da caimano ferito a morte esaltano la mente di uno di quegli idioti, esaltati, criminali che pensano di risolvere tutto a pistolettate.
Dalle coste della Florida a quelle della Trinacria.
A Palermo il PM del processo a Salvini chiede 6 anni di reclusione per i fatti della Open Arms e il popolo della sinistra massimalista e dei 5Stelle esulta con odio, non differente da quello che la destra del paese cominciò a nutrire contro i migranti.
Premesso che nei processi non conta quel che il PM chiede ma quel che il Tribunale decide, la prima cosa da sottolineare è che questo processo è una deprecabile e grottesca farsa che francamente potevano evitarsi.
Da garantista ho sempre pensato, e continuo a pensare, che le questioni della politica vadano risolte nelle aule parlamentari e non in quelle dei Tribunali e che sulle querelle della politica i magistrati più si fanno i cazzi loro e meglio è.
Con questo non voglio dire che Salvini ha fatto bene nella vicenda della nave di profughi, ma le sue colpe dovevano e devono essere giudicate in un dibattito parlamentare e politico e non in processo giudiziario.
Non potete immaginare quanto mi pesi dare ragione a La Russa, ma dice cose giuste quando afferma che i giudici non creano la legge ma si devono limitare ad applicarla.
Detto questo finiamola, per favore, con questa storia che Salvini stava difendendo i confini della patria.
Mi perdonino le signore ma queste sono autentiche stronzate che offendono la mente, la intelligenza, la coscienza di chiunque abbia in ordine, nella testa, le categorie del buon senso.
Ci si difende da un attacco e questo, per essere tale, deve essere mosso da soggetti aggressivi e armati che possano mettere in pericolo la incolumità della gente e la integrità del territorio.
C’é davvero qualcuno che pensa che quei disperati, tra cui donne e bambini, a bordo della nave comandata da Karola, stremati da giorni di navigazione senza più acqua e cibo, potessero essere davvero un pericolo per il paese e in grado di muovere attacchi?
E dai su! Basta con queste cialtronate!
Salvini, che non ha mai saputo dire nulla di concreto e utile al paese, dopo che per anni aveva preso voti al nord tuonando contro i meridionali che avevano invaso la padania, per prendere voti pure dal 42° parallelo in giù, non potendo più accusare i meridionali a casa dei meridionali, se la prese con i migranti.
Era il 2018 e questa demagogia folle e becera conquistò, per fortuna per poco tempo, il paese che ragiona sempre più di pancia e poco di testa.
A queste argomentazioni non si doveva rispondere come fece la sinistra massimalista invocando l’intervento, poi giunto, dei giudici.
Le risposte dovevano essere politiche, insorgendo a Montecitorio e andando tra la gente a spiegare che al primo posto c’è l’umanità, che salvare vite è un dovere di ogni essere umano in nome di un Dio, per chi in questo paese crede, o in nome della solidarietà per chi come me è laico.
Andare a spiegare che l’accoglienza è un valore e che la sicurezza degli italiani non era messa in pericolo solo da delinquenti nascosti tra i migranti, che di criminalità di bassa lega con il dna italiano tra di noi ce n’è in abbondanza.
Salvini giocò molto sulla sicurezza, spacciandosene come l’unico paladino, perché aveva capito che la paura ingenera consenso verso chi si offre protettore.
Era l’antica tecnica medievale. Quando il feudatario avvertiva il malumore della gente, per le vessazioni subite, si inventava un nemico alle porte e tutta la comunità, ansiosa di essere protetta, si stringeva attorno al suo signore dimenticando i soprusi.
E poi in nome della sicurezza sono state scritte le peggiori leggi liberticide e tutte le dittature hanno costruito sulla sicurezza i loro sistemi repressivi e di controllo della totalità delle loro popolazioni.
Queste sarebbero dovute essere le cose da dire e le argomentazioni da porre in campo e non l’odio verso un nemico sparato con la pistola della giustizia.
Ma non sarebbe generoso tacere che Salvini, però, come Trump l’odio se lo sono costruito attorno, l’uno per gonfiare di consenso la sua demagogia, l’altro per ribattere ai colpi dei suoi avversari.
E poi da Miami a Palermo entrambi infine provano a giocare il ruolo della vittima per offuscare le loro colpe, Salvini della persecuzione giudiziaria, Trump dei complotti destinati a vanificare il suo successo.
Entrambi non capiscono però che li sta processando la storia e quello è un giudice che non fa sconti e non è manipolabile.


1 commento
Perfettamente d’accordo con Massimo Cotugno di cui condivido in toto l’analisi precisa e puntuale su ” 6 anni a ……”
Giorgio AntoniazziAG