L’analisi del voto spesso si limita a fare i conti in termini di differenze percentuali tra una elezione e l’altra. Ma l’analisi dei voti assoluti spesso apre a delle valutazioni interessanti. Nelle Marche la percentuale dei votanti è calata rispetto al 2020 di circa il 10%. Ma come ha impattato sulle coalizioni? La differenza fa 2020 e 2025 ci dice che il centrodestra ha perso circa 24.000 voti mentre il centrosinistra ha perso circa 52.000 voti. Ovvero il centrosinistra ha perso poco più del doppio rispetto al centrodestra. E questo avviene in un contesto in cui questa volta il centrosinistra era unito sotto una unica candidatura a Presidente rispetto al 2020. Ma ancora, prendendo le liste maggiori si registra che rispetto al 2025 il PD perde circa 29.000 voti, il M5S perde circa 16.000 voti e la Lega perde circa 98.000 voti. Di contro Fratelli d’Italia guadagna circa 40.000 voti e Forza Italia circa 12.000 voti. Quindi in presenza di un aumento dell’astensione i partiti che a livello nazionale hanno centrato l’azione politica sull’identità in termini di contrasto viscerale, vengono puniti in modo significativo. Il partito della premier ed il partito centrista si dividono in parte i consensi persi dalla Lega. I 52.000 voti persi dal centrosinistra unito del 2025 rispetto al centrosinistra diviso del 2020 ci dicono che, quantomeno in questo caso, la proposta politica ha allontanato l’elettorato che, prediligendo appunto l’astensione, ha detto chiaramente che questa coalizione non è credibile. Di contro le due formazioni politiche che appaiono più strutturate e meno oscillanti del centrodestra, riescono a rendere più accettabile la debacle della Lega. Sostanzialmente si comprende come una vocazione identitaria, basata sul richiamo “alla diversità o superiorità morale” della coalizione del centrosinistra rispetto all’altra, non riscuote consenso. Di più, visto che dal 2020 la coalizione perde 52.000 voti, significa che vi è anche stanchezza in questa rappresentazione. Non è fuori prospettiva immaginare che gli scenari geopolitici, accanto a possibili riforme elettorali, ci restituiscano un quadro politico diverso da quello che abbiamo oggi sotto gli occhi. Una coalizione che si propone per il governo del Paese non può considerare secondario lo scenario internazionale in cui stiamo vivendo. E come porsi difronte allo scontro tra democrazia ed autoritarismo non può esser relegato ad una postura farsesca o equidistante, cavalcando l’onda di riflusso rappresentata dalla concezione anticapitalismo, antimperialista ed antiamericana degli anni settanta. Già è stato un errore considerare il crollo del Muro di Berlino come il “termine della storia” perseverare senza comprendere ciò che sta accadendo, l’emergere sempre più consistente di populismi e sovranismi, sarebbe esiziale per il complesso di valori in cui siamo cresciuti. E’ iniziato un periodo elettorale che rispetto a questi elementi fornirà ulteriori approfondimenti. Con la speranza che si comprenda che “testardamente unitari” non è una proposta politica di governo e che le ipocrisie non possono costituire un programma credibile.

