Era il 23 maggio del 1992, 34 anni fa.
Alle 17,58 una terribile esplosione squarciò la autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci.
una miscela esplosiva composta 400-500 chili di tritolo, RDX e nitrato d’ammonio, posizionata sotto un tunnel di scolo fu attivata a distanza da Giovanni Brusca, appostato su una collina adiacente.
Un attentato passato alla storia come “la strage di Capaci” nel quale persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La prima auto: La Fiat Croma marrone della scorta fu colpita in pieno e sbalzata a decine di metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo.
L’auto che seguiva, la Fiat Croma bianca, era guidata dallo stesso Giovanni Falcone, con accanto la moglie Francesca Morvillo. Entrambi morirono poche ore dopo a causa delle gravissime ferite riportate.
L’autista giudiziario Giuseppe Costanza, seduto sul sedile posteriore dell’auto di Falcone, si salvò miracolosamente. Sopravvissero anche i tre agenti della terza auto di scorta e oltre venti passanti rimasti feriti.
Le indagini di Falcone, e di Borsellino che fu uccio qualche settimana dopo, erano dei capolavori di chirurgia giudiziaria e chi finiva sotto processo non ne scampava tanto erano precise, significative, dettagliate e concludenti.
Avevano messo paura alla mafia.
E la mafia li colpì.

