di Fabrizio Montanari
Sono trascorsi 25 anni da quando La Giustizia è comparsa nelle edicole di Reggio. Sono stati anni segnati da battaglie, lotte, successi e sconfitte del proletariato, che indomito ha creduto nel messaggio socialista di Camillo Prampolini. L’ultimo successo è rappresentato dalla conquista dell’Amministrazione provinciale, frutto della forza, dell’istruzione, della determinazione e della consapevolezza crescente dei propri diritti da parte del popolo.
“Questo giornale-afferma Prampolini nel suo articolo su la Giustizia settimanale il 5 febbraio 1911, rivolgendosi al popolo – non volle essere che il riflesso della vostra (lavoratori) azione: volle essere fatto per voi, e, in un certo senso da voi…L’idea socialista, l’aspirazione alla giustizia, sarebbe rimasta una cosa astratta, se non si fosse concretata nelle vostre associazioni economiche, nelle vostre conquiste politiche ed amministrative, nella vostra aumentata istruzione, nel vostro miglioramento morale”. Pertanto, consapevole d’essere solamente all’inizio dello scontro con i borghesi, i clericali e i conservatori, Prampolini chiude l’articolo con l’ennesimo appello affinché i lavoratori incentivino la battaglia per il raggiungimento di sempre nuove conquiste. “…E avanti, senza sfiduce e senza illusioni, senza stanchezze e senza baldanze: avanti sempre, a formare l’Italia nuova dei cittadini del liberato mondo”.
Anche L’Avanti! volle celebrare l’anniversario del giornale socialista di Reggio Emilia. Secondo l’organo nazionale del partito molto del successo registrato dal proletariato reggiano ed emiliano si deve attribuire all’opera incessante di Prampolini.
“E per quelle terre passò C. Prampolini, con pochi e fedeli seguaci, a predicare la parola della loro redenzione. Sorsero così i primi nuclei socialisti, che la cieca furia della reazione cercò di sopprimere con ogni violenza…ma la tenacia di pochi, nell’Emilia prima che altrove trionfò di tutti gli ostacoli opposti al loro cammino da una enorme maggioranza…Il piccolo giornale compì l’opera della formazione delle coscienze proletarie. Per leggerlo, i poveri contadini analfabeti impararono a leggere. E furono migliaia quelli che, dopo il lavoro, stanchi dalla fatica, si recarono alle scuole serali e che con uno sforzo di volontà riuscirono in breve a impadronirsi dell’alfabeto…Gli schiavi di ieri si sono levati in piedi ed hanno ottenuto il riconoscimento di quei diritti che prima erano consacrati allo scherno e al codice penale…Al direttore del giornale e a tutti i suoi compagni delle prime ore di fede e di lotta, noi mandiamo il nostro saluto che è il saluto di tutto il proletariato italiano”.

