Sono passati tredieci anni dalla strage di Utøya
Tredici anni orsono fu consumata la strage di Utoya dove si teneva l’annuale campeggio estivo dei giovani laburisti, l’isola non lontano da Oslo dove il fanatico neonazista norvegese Anders Behring Breivik, un trentaduenne norvegese legato agli ambienti dell’estrema destra anti-islamica ne fu l’autore.
Obiettivo di Breivik era il partito laburista al potere, responsabile, secondo lui, di aver tradito il paese con una politica favorevole all’immigrazione.
Da adulto si era avvicinato a diversi movimenti e partiti di estrema destra, finendo per accogliere sconnesse tesi complottiste, razziste e misogine contro le minoranze etniche, i movimenti femministi, gli attivisti per i diritti civili e i partiti di sinistra, tutti obiettivi della retorica aggressiva dell’estrema destra europea.

Nonostante Breivik non facesse mistero delle sue opinioni e della sua idea di cambiare il mondo con la violenza, non era mai stato segnalato alle autorità norvegesi come un estremista.
Fu per questo che durante gli anni precedenti alla strage riuscì ad accumulare una grande quantità di armi e a pianificare l’attacco in maniera indisturbata; e fu per questo che il giorno dell’attacco riuscì a spostarsi senza grossi problemi dal centro di Oslo a un’isola distante quaranta chilometri a bordo di un’auto piena di armi senza essere fermato da nessuno.
Il 22 luglio 2011 massacrò a freddo, spietato con le sue armi di precisione, 69 ragazzi della gioventù laburista norvegese e ne ferì altri 110 , dopo aver assassinato altre otto persone in centro con un attentato dinamitardo che distrusse il palazzo del governo.
La più giovane aveva 14 anni, la più anziana 51. Più di 500 ragazzi e ragazze riuscirono invece a salvarsi gettandosi nelle acque gelide del lago Tyrifjorden, nuotando fino a riva oppure venendo soccorsi da turisti e gente del posto.
«L’attacco al nostro campo non fu casuale», ha raccontato di recente Sindre Lysoe, una ragazza sopravvissuta alla strage che oggi è la segretaria della sezione giovanile del Partito Laburista norvegese: «Ci odiava per i nostri valori come l’apertura e l’inclusività nei confronti delle altre persone».

