100 anni, lo scorso 22 gennaio sono trascorsi cento anni dalla nascita di Loris Fortuna, parlamentare e ministro, ma soprattutto per noi socialisti liberali un punto di riferimento insostituibile nella battaglia per la modernizzazione dell’Italia e la difesa e promozione dei diritti civili. Un anniversario che e’ stato ricordato in varie parti del nostro Paese ma che e’ sentito in modo particolare nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia, dove anche lui visse e svolse principalmente la sua attività politica. Nativo di Bresso, in Lombardia, infatti, dopo il trasferimento del padre capo cancelliere al tribunale di Udine, visse fin dai tre anni nella città friulana. La sua storia comprende l’impegno nella Resistenza, nella Brigata Osoppo, che gli costò l’internamento da parte dei nazisti con la detenzione in un campo di lavoro in Baviera e successivamente alla Liberazione l’entrata in politica nelle file del Partito Comunista. Dal 1946 al 1948 diresse il settimanale Lotte e Lavoro nel quale fu a contatto con Pier Paolo Pasolini. Ma dopo i fatti di Ungheria del 1956 non se la senti’ di avallare la repressione sovietica e di sostenere con Togliatti l’intervento armato dell’ URSS e decise di non rinnovare la tessera. Aderì poi al Partito Socialista in cui rimase anche quando il segretario Pietro Nenni decise di entrare nel governo con la Democrazia Cristiana, la qual cosa provocò l’uscita di quasi tutta la componente di sinistra alla quale lui apparteneva. La scelta riformista e autonomista di allora proseguita con maggiore impulso poi da Bettino Craxi lo vide protagonista in Parlamento, dove venne ininterrottamente eletto fino alla scomparsa nel 1985, di iniziative legislative poi approvate anche con voto referendario, storiche come quella sull’introduzione del divorzio e sulla depenalizzazione dell’aborto nonché nel 1984 una proposta per la tutela della dignità della vita e contro l’accanimento terapeutico. Oggi quest’ultima e’ stata attualizzata dalla vicenda, sempre accaduta nel Friuli Venezia Giulia,di Luana Englaro e dalla decisione sul suo fine vita del padre Beppino, anche lui socialista, e inoltre dalle recenti iniziative di Marco Cappato sul suicidio assistito. Ma l’impegno di Loris Fortuna ha riguardato anche altri temi. E qui si intrecciano anche ricordi personali quando non ancora trentenne iniziai a lavorare al gruppo socialista alla Regione FVG. L’allora capogruppo Angelo Ermano era Presidente della Commissione Speciale che si occupava della ricostruzione dopo lo spaventoso terremoto del 1976. Ebbi l’opportunità di partecipare ai contatti che si erano svolti tra Ermano e Fortuna per i raccordi operativi necessari tra Regione, Parlamento e Governo e in quelle occasioni conobbi ancora meglio le sue capacità come parlamentare e la sua azione in favore dei terremotati e dei cittadini friulani. Ma ovviamente il suo nome rimane legato alla promozione del diritti umani, non solo riguardanti il divorzio e l’aborto, ma anche le pari opportunità contro lo sfruttamento della manodopera femminile, il suo interessamento da avvocato e da parlamentare socialista per cancellare la possibilità di una prolungata carcerazione preventiva, per una giustizia giusta con il riconoscimento dei diritti degli imputati in tutte le fasi processuali. La sua compagna di vita negli ultimi sedici anni Gisella Pagano gli fu sempre vicino condividendone le iniziative. Al pari di altri socialisti che seguiranno il suo esempio prese anche la tessera del Partito Radicale. E con Marco Pannella, oltre alle battaglie referendarie storiche sopra ricordate, condivise molte iniziative anche in campo ecologista e ambientale. Con Bettino Craxi ebbe un ottimo rapporto di stima e condivisione politica. Craxi lo volle con lui, nel 1985 come Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie e nel 1982, quando per il Psi fece il Ministro della protezione civile nel Governo Fanfani. Un uomo che ha sempre privilegiato la politica con la P maiuscola Loris Fortuna e che viene ricordato ogni anno dai socialisti nel cimitero monumentale di Udine dove riposa. Ma il cui ricordo e’ patrimonio di tutti gli italiani .

